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	<title>Release Magazine</title>
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		<title>Quando la crisi genera un cambiamento</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Massimo Temporelli, <em>Fisico e storico della tecnologia</em></p>
<p><em>Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le cose nello stesso modo. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi</em>&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/tecnologia/quando-la-crisi-genera-un-cambiamento/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Massimo Temporelli, <em>Fisico e storico della tecnologia</em></p>
<p><em>Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le cose nello stesso modo. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall&#8217;angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l&#8217;inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere “superato”</em>.</p>
<p style="text-align: right;">Albert Einstein (1879- 1955).</p>
<p>Un valido algoritmo del cambiamento, dunque, deve prevedere almeno una crisi all’interno della sequenza delle sue istruzioni. Anzi, la crisi è quasi sempre una delle istruzioni iniziali del processo che porta al nuovo. Dobbiamo però stare attenti a dare alla crisi il significato che merita, né maledizione né benedizione (e qui mi permetto di dissentire con Einstein), ma istruzione innata e naturale nel flusso (in)finito di algoritmi che hanno costruito la cultura umana.</p>
<p>Naturale perché, prima o poi, arriva sempre e per qualunque sistema di regole, un momento in cui gli strumenti proposti da quello stesso sistema non funzionano più: le condizioni ambientali cambiano, alcuni dati inaspettati vengono alla luce e così gli strumenti disponibili (frutto di algoritmi precedenti) non sono più utili a leggere e prevedere cosa accadrà all’interno di quel sistema che prima avevamo sotto controllo.</p>
<p>In ambito scientifico questo evento si è verificato decine di volte, come quando il modello aristotelico-tolemaico è stato superato da quello galileiano (XVII secolo), poi entrato in crisi e superato da quello einsteniano (XX secolo) che, proprio in questi giorni (XXI secolo), a sua volta, sembra essere messo in crisi.</p>
<p>In tecnologia il cambiamento è sinonimo di innovazione e la crisi è segnalata dall’incapacità di alcuni strumenti – macchine, dispositivi o processi produttivi – di rispondere a nuove esigenze nate da mutate condizioni ambientali (sociali, industriali, economiche, ecc). Anche nel mondo della tecnologia la crisi è spesso prima istruzione dell’algoritmo del cambiamento. Alcuni esempi nella storia dell’<em>Information Communication Technology</em> (ICT) possono sostenere questa affermazione.</p>
<p>Metà Ottocento: la ferrovia si stava diffondendo negli Stati Uniti e in buona parte d’Europa, le merci e le persone iniziarono a muoversi con flussi e velocità prima inimmaginabili. In questo nuovo contesto, il sistema di comunicazione basato sulla posta tradizionale entrò in crisi in quanto incapace di rispondere all’esigenza di aumentare la velocità di trasferimento delle informazioni sulla propria rete. (È vero, la posta poteva essere caricata sul treno, ma questo non sarebbe bastato, infatti, un sistema di comunicazione efficiente deve poter trasferire le informazioni più velocemente delle merci e delle persone).</p>
<p>Solo in questo nuovo contesto, esperimenti e ricerche in atto da decenni e legate al trasferimento di informazioni per via elettrica vennero sostenute e finanziate, in Europa (telegrafo di Cooke-Wheatstone) come in America (telegrafo di Morse), per dare vita alle prime reti telegrafiche e a una vera innovazione nel mondo della comunicazione.</p>
<p>Anche la più recente innovazione degli smartphone, che ha sbaragliato il vecchio modello di telefono cellulare nel giro di pochi anni, può essere letta in questa chiave. La crisi del modello precedente è emersa quando le reti di terza generazione (3G) si sono evolute e diffuse ampiamente sul territorio. A quel punto internet e telefonia mobile si sono fuse per dar vita a un nuovo contesto di servizi (convergenza). In questa mutata condizione ambientale i telefoni tradizionali, con schermo piccolo e tastiera estesa, risultarono incapaci di rispondere efficientemente all’esigenza di visualizzazioni immagini, filmati e contenuti internet, mentre gli smartphone, da anni presenti sul mercato con il nome di Palmari o di PDA (Personal Digital Assistant), hanno assunto un diverso significato d’uso sociale e si sono imposti come nuovo paradigma della telefonia mobile.</p>
<p>Dunque, se è possibile individuare nella crisi una delle possibili istruzioni dell’algoritmo dell’innovazione, proviamo a fornire anche altre indicazioni su come proseguire la sequenza di istruzioni con cui si sviluppa e prepara tale processo. Anche in questo caso, la storia della tecnologia ci viene in soccorso, mostrandoci come il segreto di molte innovazioni sia nascosto nel contesto: da lì nasce la crisi, come abbiamo appena detto, e da lì arrivano le risorse per superarla. Quest’ultimo punto può sorprendere. Molte innovazioni della storia sono infatti percepite come delle vere e proprie magie (estemporanee, inaspettate, aliene) e i loro artefici come veri e propri maghi (solitari, geniali, avulsi). In realtà, i più grandi innovatori di tutti i tempi, da Thomas Alva Edison a Henry Ford, da Guglielmo Marconi a Steve Jobs, sono stati, innanzitutto, attenti osservatori del contesto e delle sue mutazioni e poi, solo dopo, hanno saputo trovare, nel contesto stesso, gli strumenti per superare la crisi o per proporre il nuovo, sintetizzando in un prodotto quello che altri già avevano inventato.</p>
<p>Moltissimo studio del contesto (l’<em>analisi</em>) e poi, soltanto dopo, l’intuizione (la <em>sintesi</em>). Sono questi gli elementi caratteristici dell’innovazione. La quantità di passaggi e di istruzioni non ci può essere nota ma la proporzione tra le due fasi ce la indica Thomas Alva Edison:</p>
<p><em>Genius is one per cent inspiration, ninety-nine per cent perspiration.</em></p>
<p>(Il genio è solo per l’1% ispirazione e per il 99% traspirazione).</p>
<p><a href="http://www.temporelli.it/homepage.html">Massimo Temporelli</a> è autore del libro dal titolo <a href="http://www.hoepli.it/libro/il-codice-delle-invenzioni/9788820347925.asp"><em>Il codice delle invenzioni da Leonardo da Vinci a Steve Jobs</em></a>, edito dalla casa editrice Hoepli.</p>
<p><em>L&#8217;illustrazione in homepage è stata realizzata da Riccardo Piperno (riccardopiperno@ied.edu).</em></p>
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		<title>Stereomood, la startup che trasforma le emozioni in musica</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 12:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3070" href="http://www.releasemagazine.it/persone-e-paesi/stereomood-la-startup-che-trasforma-le-emozioni-in-musica/attachment/stereomood/"></a></p>
<p>di Daniele Novaga, <em>Founder Stereomood</em></p>
<p>Lo spunto per un’intuizione imprevista e, magari, anche per un’inaspettata opportunità imprenditoriale? Difficile dire come nasce un’idea e come si costruisce nel tempo, radicandosi in un vero e proprio progetto, di vita come d’impresa.&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/persone-e-paesi/stereomood-la-startup-che-trasforma-le-emozioni-in-musica/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3070" href="http://www.releasemagazine.it/persone-e-paesi/stereomood-la-startup-che-trasforma-le-emozioni-in-musica/attachment/stereomood/"><img class="alignleft size-full wp-image-3070" title="stereomood" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/stereomood.jpeg" alt="" width="193" height="101" /></a></p>
<p>di Daniele Novaga, <em>Founder Stereomood</em></p>
<p>Lo spunto per un’intuizione imprevista e, magari, anche per un’inaspettata opportunità imprenditoriale? Difficile dire come nasce un’idea e come si costruisce nel tempo, radicandosi in un vero e proprio progetto, di vita come d’impresa. Per stereomood, l’aggregatore musicale di mp3 basato su emozioni e stati d’animo che ho creato insieme a Giovanni Ferron, Maurizio Pratici e Eleonora Viviani, lanciandolo ufficialmente più di due anni e mezzo fa, nel marzo del 2009, sicuramente ha avuto un grosso impatto la nostra singola sensibilità e il fatto di esserci ritrovati insieme in un contesto, lavorativo e umano, che ha favorito la nostra voglia di metterci alla prova su qualcosa con cui misurare le nostre capacità e le nostre passioni.</p>
<p>All’epoca dei nostri primi brainstorming, noi quattro founders lavoravamo tutti come creativi, sviluppatori e programmatori presso la sede milanese di MTV; un ambiente eccezionale per stare sempre a contatto con la scena musicale, ma pur sempre legato ad una routine e ad un orario di ufficio che dopo un po’ cominciava a starci un po’ stretto. Di qui la decisione di lanciarci su qualcosa di nostro seguendo l’impulso di Giovanni, il primo a venirsene fuori con l’idea di sviluppare un aggregatore per la nuova musica indipendente disseminata su Internet, spesso talmente dispersa e disarticolata da non ricevere la visibilità adeguata, né proprio per questo in grado di porsi come informazione autorevole per l’utente interessato ad un approfondimento. Col tempo abbiamo poi scoperto che l’idea esisteva già, ma continuando a fare ricerca in questa direzione siamo arrivati ad individuare un concept unico, che è poi quello che per cui stereomood può vantare un vero e proprio primato: favorire un’esperienza d’ascolto basata sulle emozioni. La nostra webradio, infatti, offre ai suoi ascoltatori la possibilità di scegliere tra circa un centinaio di playlist associate ad emozioni e stati d’animo, dalle più scontate – da <em>sleepy, sad, in love</em> – a quelle più eccentriche, come <em>busy as a bee, spring cleaning, driving route 66</em>.</p>
<p><strong>Il progetto</strong></p>
<p>Ma come funziona stereomood? Il progetto si basa su due prerogative, che ci distinguono in uno scenario estremamente dinamico quale è quello della fruizione della musica in rete. Innanzitutto stereomood è un servizio gratuito che si struttura su un’interfaccia estremamente user-friendly: con un solo click, gli utenti hanno accesso ad una selezione musicale inedita, senza dover impostare ricerche avanzate. Di qui anche il nostro secondo punto distintivo: stereomood è pensato per fornire una colonna sonora allineata – e peraltro sempre aggiornata – ai nostri desideri emotivi o alle situazioni della vita quotidiana. Un semplice esempio per capire meglio: se sto preparando una cena romantica a lume di candela, ma non ho il tempo, la voglia e la pazienza di preparare una playlist personalizzata, posso andare su stereomood e ascoltare con un click la playlist <em>Candelit Dinner</em>, perfetta per quello che sto cercando. L’aggregazione e il costante aggiornamento delle nostre playlist è reso possibile dal nostro algoritmo proprietario, STEREORANK, che abbiamo creato per tracciare, raccogliere e aggregare i tag degli utenti in playlist basate su stati d’animo. E che gli ha già permesso di catalogare per “mood e activity” oltre 50.000 brani in più di 100 playlist, ascoltate ad oggi da 1 milione di visitatori unici al mese e da oltre 300.000 utenti registrati in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Prossima fermata: Silicon Valley</strong></p>
<p>A quasi tre anni dalla sua fondazione, stereomood è una realtà in costante movimento. Il progetto si sta infatti arricchendo di nuove features, pensate per integrare sempre più contenuto e modalità di interazione al semplice ascolto musicale. Proprio con l’arrivo del 2012, infatti, stereomood introdurrà una nuova version del suo player: per ogni brano in esecuzione, sarà possibile non solo approfondire con un semplice click la biografia dell’artista, ma anche accedere al testo della canzone, che può così essere letta nella sua versione integrale. Inoltre, grazie alla partnership con songkick, sarà possibile tenersi costantemente aggiornati sulle date dei tour dei nostri artisti preferiti, gli stessi che ascoltiamo nella selezione emozionale di stereomood. Le novità, inoltre, riguardano anche un nostro cambio temporaneo di domicilio: da febbraio, e per tre mesi, approderemo in Silicon Valley grazie ai riconoscimenti che la Mind the Bridge Foundation e il premio RCS Digital Publishing ci hanno attribuito per il potenziale innovativo del nostro business plan.</p>
<p>Indubbiamente, quindi, stiamo vivendo un periodo di grande crescita che ci sta dando molte soddisfazioni, ma il progetto non è certo stato tutto in discesa: la nostra più grande difficoltà, in questi anni, è stata di natura imprenditoriale, perché per una start up in Italia non è facilissimo muovere i primi passi nella burocrazia e nell’avvicinamento ai venture capitalist (lunga vita a tutti i progetti e concorsi che hanno cominciato e continuano a lavorare come <em>evangelist!</em>). Inoltre, anche la concorrenza è agguerrita (pensiamo ad esempio, pur con tutta la diversa specificità della loro offerta musicale) a player come Spotify, che dimostrano di avere le carte per imporsi con grandi risorse e capacità su questa fetta di mercato. Tuttavia, siamo certi di una cosa: la solidità del nostro <em>concept</em>, l’ascolto basato sulle emozioni, è quello che conquista la fiducia dei nostri utenti. Che, una volta scoperto stereomood, molto difficilmente ci abbandonano. Dimostrando come la forza della fidelizzazione, e le possibilità del passaparola, magari coadiuvate dai social network, siano leve vincenti per l’affermazione delle idee e della loro trasformazione in impresa.</p>
<p><em>L&#8217;illustrazione in homepage è realizzata da Lara Orrico (lara_orrico@hotmail.it)</em></p>
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		<title>Beltel 160 &#8211; Novembre Dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<h5><strong>Operatori Vs Google &#38; Co? Come andrà a finire</strong></h5>
<p>Non solo banda: intelligenza, sicurezza, affidabilità i punti di forza delle nuove reti – <em>G. Ponte, E. Barella</em></p>
<p>Tornare a creare valore. Quello vero! – <em>Guillaume Declerck</em></p>
<p>Operatori vs Web&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-160-novembre-dicembre-2011/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2950" title="Beltel 160 - Novembre Dicembre 2011" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/cop.-beltel-n.-160.jpg" alt="" width="210" height="300" /></p>
<a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Beltel+160+-+Novembre+Dicembre+2011?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Beltel 160 - Novembre Dicembre 2011">Beltel 160 - Novembre Dicembre 2011 (949.55 kB)</a>
<h5><strong>Operatori Vs Google &amp; Co? Come andrà a finire</strong></h5>
<p>Non solo banda: intelligenza, sicurezza, affidabilità i punti di forza delle nuove reti – <em>G. Ponte, E. Barella</em></p>
<p>Tornare a creare valore. Quello vero! – <em>Guillaume Declerck</em></p>
<p>Operatori vs Web Company: gli uni non possono fare a meno degli altri – <em>M. Ibarra</em></p>
<p>Ott &amp; Telco: è il capitalismo “bellezza”<em> – F. Morganti</em></p>
<p>La futura catena del valore di Internet -<em> L. Rossi</em></p>
<p>La patata bollente di Android – <em>M. Mancini</em></p>
<p>Tv e nuovi scenari competitivi nei mercati convergenti – <em>Augusto Preta</em></p>
<p>Italia digitale, sogno o son desto? – <em>Redazione</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Dennis Ritchie, il genio “incompreso” – <em>M.F. Bernardini</em></p>
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		<title>&#8220;Real Dreamers Ship!&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La prima volta che mi sono sentito orgoglioso di essere italiano è stato da piccolo, in un bar della periferia milanese, un signore dopo aver bevuto frettolosamente il suo caffè dimenticò sul bancone un giornale. In copertina la fotografia di&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/editoriale/real-dreamers-ship/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che mi sono sentito orgoglioso di essere italiano è stato da piccolo, in un bar della periferia milanese, un signore dopo aver bevuto frettolosamente il suo caffè dimenticò sul bancone un giornale. In copertina la fotografia di Dino Zoff che alza al cielo la Coppa del Mondo vinta in Spagna dall’Italia allenata da Enzo Bearzot. Tornai a casa tenendo sotto il braccio quella rivista americana, il <em>Time</em>, che dedicava la copertina all’Italia, rappresentata con gli occhi del suo capitano, un friulano abituato a esprimersi con la forza dei grandi gesti, parate magari non spettacolari ma estremamente efficaci. Vorrei provare ad essere nuovamente orgoglioso del mio paese, che pur tra mille ostacoli e difficoltà rimane ancora capace di esprimere talenti che – tra gioie, ansie e ambizioni – hanno il merito di ideare e realizzare alcune delle soluzioni che hanno cambiato e cambiano la nostra vita. Mi piacerebbe un paese meno conservatore e più incline al rischio, in cui si smetta di parlare a vanvera di innovazione (parola abusata) ma che inizi a farla, parafrasando Steve Jobs “real innovators ship” (i veri innovatori fanno!). Siamo un paese con un debito gigantesco senza aver raggiunto nessuna leadership: industriale, tecnologica, finanziaria ed educativa. Vorrei vivere in una nazione che abbia lo sguardo “lungo” e che non viva sempre in “emergenza”.</p>
<p>Eppure esiste ancora un’Italia che funziona e che in passato ha fatto cose importanti, tenendo bene in mente che innovare non significa solo realizzare un nuovo prodotto/servizio ma anche avere alle spalle processi decisionali adeguati. Le cose cambiano, e lo fanno alla velocità della luce, accelerando in maniera vertiginosa tanto l’ascesa di nuove realtà quanto la caduta di attori consolidati (<em>vedi</em> il caso della Kodak). Non bastano la tradizione e la storia per garantire il successo nel mercato, o anche solo la sopravvivenza. Serve sapersi adeguare, velocemente. Occorre saper innovare. E per far ciò non basta fare ricorso al genio o alla fortuna per spiegare un’innovazione di successo. Come spiega il prof. Giorgio De Michelis (nell’ultimo numero di <em>Beltel</em>, vedi in homepage): “Se pensiamo ai casi di Google, YouTube e Facebook, possiamo notare che ciascuno di essi ha avuto una traiettoria evolutiva che lo ha reso in pochi anni molto diverso da come era al suo primo apparire. La chiave del loro successo non è stata nella straordinaria innovatività della loro idea originaria (anche se, evidentemente, quei sistemi avevano qualità non comuni) ma nella loro capacità di sviluppare con i loro utenti un processo di co-evoluzione che li ha resi marcatamente diversi ma sempre più capaci di aderire ai comportamenti, ai bisogni e ai desideri dei loro sempre più numerosi utenti”.  Dopotutto anche il genio necessita di metodo “la cura del dettaglio di cui è capace la Apple – continua De Michelis – non ha nulla di magico né di maniacale: nasce dalla consapevolezza di dover rendere visibili e accessibili le nuove possibilità ad utenti che ancora non le conoscono.” Bisogna innanzitutto non ostacolare idee e innovazione. “La vera fonte di crescita sono le nuove idee” scrive Martin Wolf sul <em>Financial Times</em> del 21 dicembre; sempre su questo argomento Salvatore Bragantini sul <em>Corsera </em>del 23 dicembre scorso faceva notare che “se queste (idee, <em>ndr</em>) nel nostro paese sono viste come un fastidio, il solo abbattere il costo del lavoro abbatterebbe, con i lavoratori, i loro consumi, avvitandoci nella caduta […] L’ambiente economico – non solo pubblico, anche privato – è collusivo e ostile alle nuove iniziative, il che induce a preferire l’inazione a una sfiancante corsa contro mille intoppi”. Abbiamo livelli di istruzione dei nostri lavoratori inferiori alla media di altri paesi europei, insufficienti sono gli investimenti nelle nuove tecnologie e ciliegina sulla torta una corruzione dilagante (vedi ultimo rapporto della Corte dei Conti), terreno ideale per evasione e criminalità. E allora dobbiamo muoverci, darci una svegliata e “fare”! Occorre essere capaci di vedere ciò che ci circonda da una “finestra” diversa, che si apre sul mondo anch’esso diverso e che cambia anche grazie a noi stessi: diventare “noi” il motore del cambiamento. Un nuovo approccio dunque, con la convinzione che la coesistenza e l&#8217;iniziativa individuale può portare a cambiamenti a lungo termine capace di far progredire tutti, nessuno escluso (<em>algorithms for social change, </em><a href="http://www.zikwa.com">www.zikwa.com</a>). E perché no, essere eretici nel modo di pensare e qualche volta di agire, per partecipare a processi di cambiamento ancora possibili pensando che “là dove esiste un bisogno reale, il capitalismo è assente, impegnato com’è nella ricerca ossessiva del profitto” (Benjamin R. Barber, <em>Consumati. Da cittadini a clienti</em>, Einaudi, 2010).</p>
<div id="attachment_3020" class="wp-caption alignleft" style="width: 309px"><a rel="attachment wp-att-3020" href="http://www.releasemagazine.it/editoriale/real-dreamers-ship/attachment/bansky/"><img class="size-medium wp-image-3020" title="bansky" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/bansky-299x450.jpg" alt="" width="299" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: internet</p></div>
<p>Qualche giorno fa sui muri di Londra sono apparsi due graffiti, il primo: “Sorry! The lifestyle you ordered is currently out of stock” (Mi dispiace! Lo stile di vita che avete ordinato è attualmente esaurito), il secondo raffigurava una donna con il carrello della spesa in caduta libera. L’arte di Banksy – questo  lo pseudonimo  che si è dato ma la sua vera identità rimane un mistero – si manifesta immediatamente come un’esplicita e aspra provocazione nei confronti dell’establishment, del potere e del consumismo. I suoi “stencil”, immediati come manifesti pubblicitari, appaiono ovunque, anche nei luoghi più impensabili della città, e spesso ne sottolineano e spiegano i caratteri. Il suo è il risultato di una osservazione critica su ciò che ci circonda. Il 2011 appena concluso è stato un anno di sperimentazione di nuovi modi di lavorare, guidati dall’innovazione tecnologica e legati a profondi mutamenti sociali e che <em>Beltel</em> ha osservato (a volte prima di altri): penso al <em>Crowdsourcing</em>, oppure all’<em>Internet of Things</em> (con i ragazzi di <a href="http://www.minteos.com/?lang=it">Minteos</a>) ma anche agli effetti della Rete e dei social network come catalizzatore nella protesta della “primavera araba” e ancora il movimento “tutto occidentale” di Occupy Wall Street. Continueremo a farlo anche nel nuovo anno appena iniziato, sia nelle pagine di questa Rivista ma anche fuori attraverso i nostri Osservatori. Cercando di essere <em>unconventional</em> e di costruire una visione che parta dall’esperienza di ciascuno per costruire con l’immaginazione, il coraggio, la creatività e il cuore qualcosa che ancora non c’è. Ho visto svanire tra i lacrimogeni di Genova il sogno di cambiamento della mia generazione. Ora, con più disincanto e maggiore determinazione voglio che l’Italia cambi, dobbiamo tornare a essere attori, e non più spettatori!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dario Andriolo</em></p>
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		<title>M2M Forum &#8211; XI edizione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 11:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 3 maggio 2012; ] <table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">3 maggio 2012</td></tr></table><p>Milano, Nh Hotel Rho Fiera</p>
<p><span id="more-3015"></span><strong><em><span style="font-size: small;"><a href="http://www.m2mforum.com/it/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=195&#38;Itemid=264">Dal 2002 il primo tradeshow dedicato al mondo Machine to Machine</a></span></em></strong></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">3 maggio 2012</td></tr></table><p>Milano, Nh Hotel Rho Fiera</p>
<p><span id="more-3015"></span><strong><em><span style="font-size: small;"><a href="http://www.m2mforum.com/it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=195&amp;Itemid=264">Dal 2002 il primo tradeshow dedicato al mondo Machine to Machine</a></span></em></strong></p>
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		<title>Il futuro delle Imprese con i Cloud Services</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>
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		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 1 febbraio 2012; 10:00 a 13:00. ] <table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">1 febbraio 2012</td></tr><tr><td class="ec3_start">10:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">13:00</td></tr></table><p>Milano, Circolo della Stampa, Corso Venezia 48<span id="more-2977"></span></p>
<p></p>
<h4>Come cambia l’offerta di comunicazione per rilanciare le imprese sulla spinta dei nuovi servizi di rete.</h4>
<h4>Mobilità, Social Network, e-Commerce e Web Apps: tutto in Cloud</h4>
<p>Ne parliamo con:</p>
<p>Giancarlo Capitani,&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/appuntamenti/il-futuro-delle-imprese-con-i-cloud-services/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">1 febbraio 2012</td></tr><tr><td class="ec3_start">10:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">13:00</td></tr></table><p>Milano, Circolo della Stampa, Corso Venezia 48<span id="more-2977"></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2994" style="float: left; border: 0px initial initial;" title="immagine bis" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2011/12/immagine-bis.jpg" alt="" width="315" height="320" /></p>
<h4>Come cambia l’offerta di comunicazione per rilanciare le imprese sulla spinta dei nuovi servizi di rete.</h4>
<h4>Mobilità, Social Network, e-Commerce e Web Apps: tutto in Cloud</h4>
<p>Ne parliamo con:</p>
<p>Giancarlo Capitani, <em>Netconsulting</em></p>
<p>Alfonso Fuggetta, <em>CEFRIEL-Politecnico di Milano</em></p>
<p>Francesco Sacco,<em> Università Bocconi e Università Insubria</em></p>
<p>Mario Mariani, <em>The Net Value</em></p>
<p>Giuseppe Marengo, Amministratore Delegato <em>Interconsult sr</em>l</p>
<p>Fabio Cappuccio, Direttore <em>Previmoda</em></p>
<p>Enzo Mario Bagnacani, <em>Telecom Italia</em> Resp. Mktg Infrastructure Solution Top Clients e Public Sector</p>
<p><strong><span>modera m</span>ario citelli</strong></p>
<p>seguirà light lunch</p>
<h5>ingresso gratuito, gradita la registrazione: <a href="mailto:beltel@beltelonline.com">beltel@beltelonline.com</a></h5>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Dennis Ritchie, il genio &#8220;incompreso&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone e paesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Il mondo dell&#8217;informatica piange un altro genio: Dennis Ritchie, papà di Unix, uno che meriterebbe gli stessi onori del guru di Apple. </strong></p>
<p>di <em>Mario Fulvio Bernardini</em></p>
<p>Il 13 ottobre si è diffusa la notizia che Dennis Ritchie, inventore del&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/persone-e-paesi/dennis-ritchie-il-genio-incompreso/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2971" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a rel="attachment wp-att-2971" href="http://www.releasemagazine.it/persone-e-paesi/dennis-ritchie-il-genio-incompreso/attachment/dennis-ritchie1/"><img class="size-full wp-image-2971 " title="dennis-ritchie1" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2011/12/dennis-ritchie1.jpeg" alt="" width="210" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: internet</p></div>
<p><strong>Il mondo dell&#8217;informatica piange un altro genio: Dennis Ritchie, papà di Unix, uno che meriterebbe gli stessi onori del guru di Apple. </strong></p>
<p>di <em>Mario Fulvio Bernardini</em></p>
<p>Il 13 ottobre si è diffusa la notizia che Dennis Ritchie, inventore del linguaggio di programmazione C, del sistema Unix, e fautore della filosofia dell’ “open source”si fosse spento pochi giorni prima all’età di 70 anni. La sua opera è stata di fondamentale importanza se si pensa che le moderne architetture informatiche si basano proprio sul suo inestimabile contributo, ed ancora oggi il suo linguaggio è tra i più apprezzati dai programmatori di tutto il pianeta. Da esso derivano i più moderni C++ e il linguaggio Java. Sistemi operativi come Linux, Windows e Mac Os X girano anche grazie alle idee geniali di Ritchie. La sua morte è avvenuta quasi in concomitanza con quella di Steve Jobs, fondatore della Apple e inventore della filosofia del “think different”, possibilmente però all’interno dei loro sistemi chiusi! In rete e non solo, Jobs ha ricevuto una valanga di attenzioni, di messaggi, di articoli. Le bacheche dei social network ripetevano con trasporto e ossessione la sua celebre frase: “stay hungry, stay foolish”. Ritchie praticamente solo qualche rigo malinconico e il ricordo di tante persone appassionate nei loro blog e nel giro del passaparola, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Tutte quelle energie, tutti quei sentimenti tradotti in miliardi di byte, nel giorno del triste annuncio della Apple, si sono mossi con i mattoni di Ritchie. Sembra, che gli stessi mattoni il 13 ottobre si siano fermati increduli, quasi a testimoniare il silenzio, il vuoto incolmabile per il loro padre morto.</p>
<p>Anche il tragico destino ha voluto confrontare questi due grandi uomini facendoli morire a pochi giorni di distanza, entrambi a causa di una terribile malattia della quale nessuno ancora possiede tutti i codici sorgenti per modificarla e renderla innocua. Anche lui ha voluto contrapporre le due filosofie, le reazioni della gente, dei giornali, delle televisioni, della rete. Anche lui ha voluto partecipare all’eterna disputa tra i “fedeli” della mela morsicata e i seguaci oltranzisti del software libero a tutti i costi. A tal proposito possiamo fare alcune considerazioni al riguardo. È ragionevole pensare che dal punto di vista del consumatore questa eterna disputa non possa che giovargli, in quanto il prevalere di una delle due concezioni porterebbe ad un peggioramento dei prodotti e ad una minore offerta che al contrario può avere se si mantiene questo dualismo. Se riflettiamo un attimo, da un lato abbiamo invenzioni di alta qualità, estremamente ricercati nei materiali, nel design e molto affidabili. Abbiamo interfacce “semplici” che permettono l’utilizzo di oggetti molto sofisticati praticamente a tutti. Abbiamo un’idea sottostante che indica come la qualità deve essere pagata se la si vuole mantenere nel tempo. Dall’altro abbiamo la filosofia dell’ “open source” che non vuole <em>blindare</em> le sue creazioni, ma vuole <em>unire</em> le intelligenze di molti al fine di ottenere risultati sempre migliori. Abbiamo la volontà di estendere la fruizione dei software e dei contenuti multimediali alla maggior parte delle persone senza costi eccessivi. Abbiamo la convinzione che “l’informatica” deve essere al servizio di tutti.</p>
<p>Se diamo un’occhiata agli ultimi smartphone o tablet android noteremo un’attenta cura dei materiali e del design, un sistema decisamente più aperto e flessibile del suo diretto concorrente e la possibilità di utilizzare delle applicazioni gratuite molto valide e complete. Così come Apple, le stesse applicazioni possono avere poi un upgrade a pagamento per le utilità più sofisticate. Tutte le applicazioni sono facilissime da usare e non richiedono particolari configurazioni per un utilizzo normale. A tutto questo si è arrivati grazie a questi due modi diversi di concepire l’utilizzo e la progettazione di sistemi e delle applicazioni informatiche. A tutto ciò si è arrivati col contributo insostituibile di persone speciali come Steve Jobs, ma anche come Dennis Ritchie. Dunque, se da questo punto di vista il contrapporre in modo conflittuale i due mondi è un’operazione sciocca, non possiamo non sottolineare il fatto che si è voluto “celebrare” solo una parte della medaglia. Si è voluto o si è celebrato e basta. A testimonianza di ciò possiamo citare il fatto che la biografia di Jobs sta andando letteralmente a ruba. Nonostante si conosca molto delle gesta dell’inventore dell’iPad, i “fedeli” vogliono avere una specie di bibbia per potersi meglio addormentare o trovare altre notizie o frasi da mettere nei loro profili o ripetere in qualsiasi circostanza buona. Vogliono poterla scaricare e averla sempre nel loro iPhone o iPad, quasi come fosse un amuleto. La carta stampata, che deve molto a lui per il rilancio del settore dopo l’iniziale crisi dovuta alla diffusione di internet, non perde occasione per riportare qualsiasi notizia riguardante il fondatore della Apple.</p>
<p>Ormai la maggior parte delle persone, non addetti ai lavori, crede che prima della Apple ci fosse il medioevo. Crede che il sistema operativo dei Mac sia inviolabile, quasi come fosse stato creato da un alieno. Crede che i suoi concorrenti abbiano copiato tutto. Crede che le limitazioni dei loro aggeggi tecnologici sia il prezzo da pagare per entrare in questo club esclusivo. Continuano, fieri, ad usare i loro bei giocattolini, e intanto però le architetture di Ritchie seguitano a girare e a fare il loro prezioso lavoro silenziosamente. Non devono vendere prodotti, non devo partecipare a eventi speciali, non devono essere sotto i riflettori, non devono curare le azioni delle società quotate in borsa, non devono trovare un look personalizzato con il quale affermarsi, devono semplicemente far funzionare le cose. Pochi se ne sono accorti, pochi se ne accorgono e pochi se ne accorgeranno, ma probabilmente questo è il prezzo da pagare se si vuole essere un <em>GENIO</em> assoluto. Molti non capiscono, non comprendono, non sanno, perché ai molti il genio è incompreso.</p>
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		<title>Beltel 159 &#8211; Ottobre 2011</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-159-ottobre-2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
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		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Internet for</strong><strong>a global ch</strong><strong>ange</strong></p>
<p>Ma quale Governance? – <em>M. Citelli</em></p>
<p>Governi, giù le mani dalla Rete! – <em>E. Grazzini</em></p>
<p>Africa, Smart &#38; Connected – <em>E. Comelli</em></p>
<p>Tecnologia per “resistere”: libertà o tecno-utopia? – <em>G. Ziccardi</em></p>
<p>Impatto di Internet sull’economia, il caso Francia<em> –</em>&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-159-ottobre-2011/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2902" title="Beltel 159 - Ottobre 2011" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/cop.-beltel-n.-159.jpg" alt="" width="210" height="300" /></p>
<a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Beltel+159+-+Ottobre+2011?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Beltel 159 - Ottobre 2011">Beltel 159 - Ottobre 2011 (1.11 MB)</a>
<p><strong>Internet for</strong><strong>a global ch</strong><strong>ange</strong></p>
<p>Ma quale Governance? – <em>M. Citelli</em></p>
<p>Governi, giù le mani dalla Rete! – <em>E. Grazzini</em></p>
<p>Africa, Smart &amp; Connected – <em>E. Comelli</em></p>
<p>Tecnologia per “resistere”: libertà o tecno-utopia? – <em>G. Ziccardi</em></p>
<p>Impatto di Internet sull’economia, il caso Francia<em> – C. Sottocorona</em></p>
<p>Italia, ultima chiamata – <em>P. Guerrieri</em></p>
<p>Media digitali, ci siamo?<em> – M. Mancini</em></p>
<p>“Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare (con un click)” – <em>Intervista a G. De Giorgi, Founder di Fubles</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare (con un click)&#8221;</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/tecnologia/quando-il-gioco-si-fa-duro-i-duri-incominciano-a-giocare-con-un-click/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 14:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Fubles, il &#8220;soccer network&#8221; Made in Italy più frequentato dalla &#8220;community&#8221; del pallone.</em></p>
<p><em>di Dario Andriolo</em></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2921" href="http://www.releasemagazine.it/tecnologia/quando-il-gioco-si-fa-duro-i-duri-incominciano-a-giocare-con-un-click/attachment/fubles-2/"></a>Scarpette, pantaloncini e calzettoni infilati alla rinfusa nel borsone, non manca proprio nulla, a parte la&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/tecnologia/quando-il-gioco-si-fa-duro-i-duri-incominciano-a-giocare-con-un-click/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Fubles, il &#8220;soccer network&#8221; Made in Italy più frequentato dalla &#8220;community&#8221; del pallone.</em></p>
<p><em>di Dario Andriolo</em></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2921" href="http://www.releasemagazine.it/tecnologia/quando-il-gioco-si-fa-duro-i-duri-incominciano-a-giocare-con-un-click/attachment/fubles-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-2921" title="fubles" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2011/10/fubles1.jpeg" alt="" width="260" height="161" /></a>Scarpette, pantaloncini e calzettoni infilati alla rinfusa nel borsone, non manca proprio nulla, a parte la telefonata del solito buontempone che ci tira il bidone rischiando così di farci saltare la partitella settimanale fra amici. Tranquilli, con Fubles tutto questo non accadrà più. Con un semplice click organizzi partita, squadra e campo dove giocarla. Con più di 50mila iscritti, <a href="http://www.fubles.com/">Fubles</a> si candida a diventare un vero e proprio “social network” per gli appassionati del pallone, ma non solo, si possono organizzare anche partite di tennis, volley e basket. Nato inizialmente come semplice sito web per rispondere alle necessità di aiutare chiunque volesse organizzare una partitella fra amici è diventato ben presto un progetto strutturato e diffuso su larga scala. Un sito rinnovato, non solo nella veste grafica, ma soprattutto nell’impostazione permette agli utenti di dialogare fra loro, commentare il “dopo partita” e di pubblicare le “pagelle”, già, proprio come quelle della <em>Gazzetta dello Sport</em>. E per quelli che non hanno molto tempo per stare dietro al web ecco spuntare la figura del “procuratore” che permette di delegare ad un amico la gestione del tuo profilo (del tutto simile alle mitiche figurine Panini). La squadra di Fubles ruota intorno a Mirko Trasciatti, Stefano Rodriguez e Giuseppe De Giorgi al quale abbiamo rivolto alcune domande.</p>
<p><strong>Com’è nata l’idea di un social network per i “malati del pallone”?</strong></p>
<p><em>È nata da una semplice necessità: non perdere più tempo e denaro nell’organizzare le nostre partite di calcetto. Inizialmente eravamo poche decine di persone ad utilizzarlo, poi la community e le partite giocate hanno iniziato a crescere (grazie al semplice passaparola) ed allora abbiamo deciso di “provarci”!</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Ci spieghi, in breve, come funziona la piattaforma?</strong></p>
<p><em>Semplice. Volete organizzare un partita di calcetto ma non avete un numero sufficiente di giocatori? Su Fubles basta iscriversi, creare la partita e saranno poi gli utenti ad aggregarsi. Se si vuole invece giocare tra soli amici, basta spuntare qualche casella ed il sistema provvederà a comunicare l’appuntamento ai diretti interessati. A rose completate la partita si gioca! Ogni iscritto ha un suo profilo, ovvero una bacheca con figurina stile Panini e rete di amicizie modello Facebook in cui sono consultabili le statistiche sulle partite giocate ed i voti ricevuti (le tanto amate “pagelle”) da altri utenti-giocatori.</em></p>
<p><strong>Quali sono i servizi che mettete a disposizione?</strong></p>
<p><em>Fubles permette di: cercare e giocare partite nella propria città, organizzare una partita con gli amici in pochi click, creare il proprio profilo giocatore (statistiche sulle partite, pagelle ricevute, giudizi, &#8230;), gestire la propria squadra (funzionalità molto comoda per chi vuole organizzare un campionato locale), cercare campi e ore disponibili (il nuovo motore di ricerca per lo sport).</em></p>
<p><strong>Ad oggi quante partite avete organizzato?</strong></p>
<p><em>Lo si può vedere direttamente dalla nostra <a href="http://www.fubles.com/">homepage</a>. Sono state già giocate 11.000 partite da oltre 53.000 giocatori!</em></p>
<p><strong>Quanti sono i centri sportivi a far parte del network? E quali sono i vantaggi?</strong></p>
<p><em>Attualmente abbiamo quasi 4.000 centri sportivi registrati. I vantaggi di affiliarsi con Fubles sono riassumibili in tre punti: la possibilità di incrementare i profitti aumentando il numero di partite giocate nel centro; l’opportunità di ridurre le perdite coprendo eventuali buchi, disdette imprevedibili o periodi poco attivi; infine, l’occasione di ottenere maggiore visibilità su un bacino estremamente numeroso di giocatori in zona (potenziali clienti).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Cosa diresti per convincere un giovane con una buona idea a rimanere in Italia?</strong></p>
<p><em>Gli direi che deve prepararsi al peggio! In Italia la cultura del rischio non è ancora così diffusa. Siamo il Paese in cui ottieni un mutuo solo se dimostri che potresti farne a meno…Detto questo, lo spirito giusto secondo me è quello del “Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare”! In conclusione, provateci, provateci, provateci! È una esperienza stimolante, formativa e unica.</em></p>
<p style="text-align: right;">
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Beltel 158 &#8211; Settembre 2011</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-158-settembre-2011/</link>
		<comments>http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-158-settembre-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista]]></category>
		<category><![CDATA[active demand]]></category>
		<category><![CDATA[centri urbani]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<category><![CDATA[green economy]]></category>
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		<description><![CDATA[<h3></h3>
<h4><strong>Smart Grids. le sfide di oggi le prospettive di domani </strong></h4>
<p>Un equilibrio difficile – <em>M. De Nigris</em></p>
<p>L’autorità e lo sviluppo delle Smart Grids –<em> E. Fedele Dell’Orto, L. Lo Schiavo</em></p>
<p>Infrastrutture ed efficienza –<em> A. Speziani</em></p>
<p>Situazioni&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-158-settembre-2011/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-full wp-image-2800" title="cop. beltel n. 158" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/cop.-beltel-n.-158.jpg" alt="" width="214" height="303" /></h3>
<a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Beltel+158+-+Settembre+2011?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Beltel 158 - Settembre 2011">Beltel 158 - Settembre 2011 (884.23 kB)</a>
<h4><strong>Smart Grids. le sfide di oggi le prospettive di domani </strong></h4>
<p>Un equilibrio difficile – <em>M. De Nigris</em></p>
<p>L’autorità e lo sviluppo delle Smart Grids –<em> E. Fedele Dell’Orto, L. Lo Schiavo</em></p>
<p>Infrastrutture ed efficienza –<em> A. Speziani</em></p>
<p>Situazioni e prospettive delle fonti rinnovabili elettriche – <em>D. Bobbio</em></p>
<p>L’impatto diseguale della Green Economy – <em>S. da Empoli</em></p>
<p>Se l’energia diventa sempre più verde &#8211; <em>G. Silvestrini</em></p>
<p>Verso il traguardo dell’active demand – <em>L. Gallo</em></p>
<p>L’efficienza energetica dei centri urbani –<em> S. Mitchell, S. Pambianchi, N. Villa, F. Florio</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	</channel>
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