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	<title>Release Magazine</title>
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		<title>Cultura. Società, economia e sviluppo</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La questione “con la cultura si mangia?” posta con brutalità e ignoranza da alcuni esponenti del famigerato “secondo ventennio”, in realtà apre considerazioni complesse interessanti anche al di là della valorizzazione, economica appunto, del nostro patrimonio culturale.</p>
<p>È indubbio che&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/editoriale/cultura-societa-economia-e-sviluppo/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione “con la cultura si mangia?” posta con brutalità e ignoranza da alcuni esponenti del famigerato “secondo ventennio”, in realtà apre considerazioni complesse interessanti anche al di là della valorizzazione, economica appunto, del nostro patrimonio culturale.</p>
<p>È indubbio che tutta la filiera “turismo”, ambiente, città, beni culturali, eventi, cibo e vino, deve essere sviluppata perché rappresenta un valore enorme per il nostro paese e non solo, in termini di ricchezza e posti di lavoro. Altrettanto chiaro è il valore dell’insieme dei beni culturali che rappresenta un asset di grande attrattività internazionale: è “integrazione culturale” anche un certo modo di trattare i viaggi, il trekking e il mangiare, in un positivo momento “slow” che i turisti di tutto il mondo amano.</p>
<p>Ma la cultura e il suo rapporto con lo sviluppo economico può essere affrontato anche da un altro punto di vista: quello della cultura necessaria per definire modelli di crescita politicamente coerenti, equi, sostenibili ed efficaci; cultura che sembra mancare nei dibattiti attuali, tecnocratici e manichei, su TAV e NO-TAV, Articolo 18, spread e diplomazia europea.</p>
<p><strong>Quale modello di sviluppo vogliamo praticare?</strong></p>
<p>L’affrontare l’abbassamento dello spread attraverso pesanti manovre di austerità e rigore ci avvicina ad un modello “tranquillo” per la sopravvivenza dell’Europa, attraverso la sopravvivenza delle banche e dei sistemi finanziari attuali, ma quanto migliora il livello di equità sociale e di conseguenza quanto diminuisce le tensioni sociali già fortemente a rischio di rottura? Condanniamo sicuramente gli stupidi e violenti nella battaglia NO-TAV, ma le loro fesserie raccolgono e nascondono un significativo malcontento, riflesso anche di una valutazione di progetti di integrazione europea tardivi, mal progettati e forse non utili.</p>
<p>Il “Corridoio 5” non deve essere una bandiera di competitività nello spazio fra le nazioni europee, con la ferrovia che può passare sotto o sopra le Alpi a secondo dei punti di vista “locali”; ottimizzare i trasporti è uno degli elementi del modello di sviluppo che, se vincente, porterà valore a tutta Europa. Abbiamo già drammaticamente visto come le difficoltà economiche dei nostri vicini, Grecia per esempio, siano facilmente “contagiose”; occorre chiedersi che fine farà a questo punto, il “Corridoio 8”, dalla Puglia verso Est.</p>
<p><strong>Far crescere la cultura</strong></p>
<p>Dunque serve cultura: per progettare il nostro futuro e pensare senza pregiudizi a dove vogliamo arrivare; l’apparente risanamento italiano degli ultimi mesi non ha evitato la chiusura di un grande numero di imprese commerciali e industriali, la corrispondente perdita di posti di lavoro e lo schiacciamento del nostro sistema in una palude statica di cui nessuno che dirige e governa questo paese sembra essersi accorto.</p>
<p>Far crescere la cultura sulla definizione dei possibili sviluppi non significa solo (e troppo) dibattere su riferimenti intellettuali confrontando Marx e Keynes con i campioni del liberismo apparente; significa individuare come produrre e distribuire ricchezza in un sistema di valori nuovo, provando a sostituire la piramide della ricchezza con la collina della felicità.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Mario Citelli</em></p>
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		<title>Beltel 163 &#8211; Marzo 2012</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-163-marzo-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><span style="font-weight: normal;"></span></p>
<h5>Bye, Bye Italia!</h5>
<p>“Legge controesodo utile, ma occorre fare di più” – <em>Intervista ad Alessandro Rosina</em></p>
<p>Più “voice” che “loyalty” per invertire l’uscita dei cervelli – <em>S. da Empoli</em></p>
<p>“Giovani, sveglia! Avete opportunità incredibili” – <em>Intervista a Riccardo</em>&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-163-marzo-2012/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3161 alignleft" title="beltel 163 marzo 2012" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/beltel-163-copertina.jpg" alt="" width="210" height="300" /></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Beltel+163+-+Marzo+2012?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Beltel 163 - Marzo 2012">Beltel 163 - Marzo 2012 (1.02 MB)</a></span></p>
<h5>Bye, Bye Italia!</h5>
<p>“Legge controesodo utile, ma occorre fare di più” – <em>Intervista ad Alessandro Rosina</em></p>
<p>Più “voice” che “loyalty” per invertire l’uscita dei cervelli – <em>S. da Empoli</em></p>
<p>“Giovani, sveglia! Avete opportunità incredibili” – <em>Intervista a Riccardo Donadon</em></p>
<p>Innovazione digitale: Boost for Talent – <em>M. Magrini</em></p>
<p>La scuola italiana alle prese con la rivoluzione digitale – <em>E. Amiotti, S. Fabris</em></p>
<p>Tecnologia diffusa e ricambio generazionale: E’ ora di muoversi! – <em>M. Rodriguez</em></p>
<p>“Aiutiamo i giovani a diventare cittadini del mondo” – <em>Maria Luisa Balzano</em></p>
<p>Applicazioni a go go…Il mucchio selvaggio dell’app economy – <em>Mario Mancini</em></p>
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		<title>L&#8217;Italia di Steve Jobs</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/appuntamenti/litalia-di-steve-jobs/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[4]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[bicocca]]></category>
		<category><![CDATA[innovare]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lezione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[steve jobs]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 19 aprile 2012; ] <table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">19 aprile 2012</td></tr></table><p>Milano, Università degli Studi Milano Bicocca<span id="more-3206"></span></p>
<p>Programma </p>
<p><a href="http://www.eventbrite.com/event/3256198377/esearch2?srnk=17">Clicca qui per registrarti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">19 aprile 2012</td></tr></table><p>Milano, Università degli Studi Milano Bicocca<span id="more-3206"></span></p>
<p>Programma <a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/L%27Italia+di+Steve+Jobs?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="L'Italia di Steve Jobs">L'Italia di Steve Jobs (135.08 kB)</a></p>
<p><a href="http://www.eventbrite.com/event/3256198377/esearch2?srnk=17">Clicca qui per registrarti</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riccardo Donadon: &#8220;Giovani, sveglia! Avete opportunità incredibili&#8221;</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/tecnologia/riccardo-donadon-giovani-sveglia-avete-opportunita-incredibili/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 15:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[editoria online]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Intervista a cura di Dario Andriolo</em></p>
<p>“Basta piangersi addosso, c’è bisogno di idee nuove, energie e voglia di riscrivere tutto”. Donadon punta deciso a spronare quei giovani che ancora non si rendono conto dell’enorme potenziale che il mondo delle startup&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/tecnologia/riccardo-donadon-giovani-sveglia-avete-opportunita-incredibili/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a cura di Dario Andriolo</em></p>
<p>“Basta piangersi addosso, c’è bisogno di idee nuove, energie e voglia di riscrivere tutto”. Donadon punta deciso a spronare quei giovani che ancora non si rendono conto dell’enorme potenziale che il mondo delle startup può offrire loro. Dopotutto “ad alcuni dei giovani multimilionari americani sono bastati un garage, un pc e una buona idea!”. Riccardo Donadon, quarant’anni, è Presidente e Amministratore Delegato di <a href="http://www.h-farmventures.com/it/">H-Farm</a>, azienda in cui si coltivano le migliori idee imprenditoriali in ambito Internet e New Media, favorendo lo sviluppo di startup fondate su modelli innovativi di business. Nata nel 2005 proprio da un’idea di Donadon, H-Farm è un’esperienza forse più vicina a quella di un acceleratore in stile americano piuttosto che ad un incubatore. Immersa nella campagna trevigiana H-Farm coniuga in maniera armonica tecnologia, natura e professionalità, assicurando un luogo favorevole per la crescita di nuove imprese e che oggi, nonostante la crisi, sta continuando in maniera positiva la sua avventura. In essa vi lavorano quasi 250 giovani e nel 2015 saranno 500. In sei anni ha investito circa 11 milioni di euro, che saliranno a 20 nei prossimi quattro anni. Ospitano 32 startup, di cui 5  già vendute e altre in attesa di esserlo.</p>
<p><strong>D. Quali sono a tuo parere gli ostacoli maggiori che impediscono ai giovani dotati di talento, creatività e idee di affermarsi nel nostro Paese?</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Io credo che questa cosa stia diventando un po’ un luogo comune, certo ci sono dei problemi, ma come sempre ad ogni problema corrisponde un’ opportunità. L’Europa, l’Italia sono vecchie, sedute, arroccate su vecchi modelli, tanto che perfino i nostri media non raccontano mai a sufficienza le belle storie di chi ci prova. È più facile elencare le cose che non funzionano. Penso che piangersi addosso non sia la soluzione. Il resto del mondo, perché è su questa scala che bisogna ragionare, non è un Paese per vecchi; il resto del mondo è giovane e vuole il suo spazio. La crisi, il ricambio generazionale, Internet stanno scardinando tantissimi status quo. Modelli di business ritenuti intoccabili e inossidabili stanno saltando. C’è bisogno di idee nuove, energia e voglia di riscrivere. Viviamo un momento storico che definirei quasi unico, i giovani hanno delle opportunità incredibili, e alcuni lo stanno capendo. I media devono raccontare le loro storie perché devono scuotere quelli che si lasciano avvinghiare da vecchi schemi sociali che sono propagandati dalle generazioni precedenti solo per loro specifico interesse, una voce a cui sarebbe molto comodo credere e che rischia di tramutarsi in un abbraccio mortale. Ad alcuni dei giovani multimilionari americani (Zuckerberg &amp; C.) sono bastati un garage, un pc e una buona idea! Facebook ha generato mille milionari nella Silicon Valley. Non c’è nessun motivo per cui non debba nascere qui la prossima startup che rivoluziona il mondo.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>D. Di recente H-Farm ha abbracciato anche il campo della formazione,</strong> <strong>cosa state facendo a proposito? E con quali obiettivi?</strong></p>
<div id="attachment_3196" class="wp-caption alignleft" style="width: 460px"><a rel="attachment wp-att-3196" href="http://www.releasemagazine.it/tecnologia/riccardo-donadon-giovani-sveglia-avete-opportunita-incredibili/attachment/_dsc6030/"><img class="size-medium wp-image-3196" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/DSC6030-450x298.jpg" alt="" width="450" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">H-Farm, immersa nel verde delle campagne trevigiane</p></div>
<p><em>Oggi in Digital Accademia c’è grande fermento, a Marzo partirà il primo MasterLab in Digital Economics &amp; Entrepreneurship rivolto a tutti coloro che vogliono fare la loro startup, ma anche a coloro che vogliono crescere e lavorare nel digitale. Per noi la formazione è fondamentale: portarla vicinissimo a noi assolve almeno diverse motivazioni. La prima, la più forte, è che stiamo crescendo tantissimo (oggi nella sede di H-Farm nel portafoglio delle iniziative ci sono oltre 200 giovani), nei prossimi quattro anni raddoppieremo per cui noi per primi siamo interessati al fatto che siano formati bene. Con noi deve crescere però anche il territorio, il mercato, le imprese e DIGITAL ACCADEMIA è un luogo aperto con percorsi formativi che vanno dai corsi estivi realizzati in collaborazione con alcuni mentors Apple e la scuola Internazionale di Brescia per i bambini dai 6 ai 12 anni, ai workshop tematici di 48 ore ogni 15 giorni, al tagliando digitale per le aziende, agli Innovations day, al MasterLab che citavo prima, fino ai corsi per i genitori su come comportarsi con i figli su Facebook, per poi chiudere con i corsi per gli entusiastici Silver Surfer, autentica rivelazione per energia e voglia di fare. In sintesi, il nostro obiettivo è far capire quanto possa essere straordinariamente utile per tutti, questa meravigliosa rete tecnologica e come sfruttarla al meglio per le proprie necessità. </em></p>
<p><strong>D. L&#8217;attuale crisi globale può dischiudere opportunità di cui, in periodi di crescita, non si ha percezione. Quali sono oggi i settori e le tendenze da approfondire per sviluppare innovazione digitale?</strong></p>
<p><em>Come dicevo prima le opportunità sono straordinarie e abbracciano tutti i settori, spesso anche quelli che sembravano off limits. Banalmente il commercio elettronico non ha ancora manifestato il suo reale potenziale di crescita. Sarà vertiginoso, specie ora che inizierà l’acquisto in mobilità con la velocità del LTE e le nuove tecnologie di pagamento. L’healthcare, la manutenzione, la gestione del nostro corpo, la prevenzione: uno scenario enorme dove già si intravedono le potenzialità con le prime applicazioni. La gestione delle proprie finanze, la crisi avrà l’effetto positivo che ci farà diventare molto più attenti. Nasceranno strumenti. Il telefonino sarà sempre di più il cuore di tutto.</em><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>D. Come vedi il futuro dell’IT in generale tra cinque anni? E come cambieranno i “modelli di business”?</strong></p>
<p><em>L’IT dal 2008 con l’invenzione dell’APP Store ha definitivamente cambiato le sue prospettive. È cambiato tutto. Gli Smartphone, i Tablet, domani la Tv e soprattutto il cloud stanno facendo il resto. Ci sarà una profonda riscrittura di tutto con le nuove generazioni. Nuove porte di ingresso ai servizi, accessibilità ovunque, nuove interfacce, semplificazione di tutto il processo interno ed esterno. Credo si andrà definitivamente verso una cultura che vede il servizio e la sua qualità al centro. Un tweet già oggi può mettere in crisi un’azienda e domani più che mai, perché la soglia delle aspettative dell’utenza è sempre più alta.</em></p>
<p><strong>D. Facebook, il principale social network al mondo sarà presto quotato in Borsa: sarà una grande opportunità oppure una clamorosa bolla. Qual è la tua opinione?</strong></p>
<p><em>Una grande opportunità. Sta diventando un enorme sistema operativo. I prossimi 12 mesi saranno decisivi per la traiettoria, ma io credo che non si possa parlare di bolla. C’è già molto, ma il potenziale è enorme.</em></p>
<p><strong>D. N</strong><strong>el 2012 i dispositivi mobili connessi al web diventeranno più numerosi degli abitanti della Terra. Quali sviluppi dobbiamo ancora aspettarci dalla tecnologia? </strong></p>
<p><em>Le nostre cose non sono ancora collegate alla rete. La città non è in rete. Tra quattro anni ci saranno tanti oggetti che oggi vengono ancora visti con curiosità che saranno ritenuti assolutamente ordinari. Penso ad un e-book con la sim annegata al suo interno, penso ad un cancello che si aprirà da solo quando rileverà che stiamo per presentarci, penso ad un allarme che si spegnerà, al riscaldamento della casa che capirà che abbiamo lasciato l’ufficio. Il focus principale di tutti deve essere rendere invisibile tutto questo. Siamo solo all’inizio…Mille opportunità per chi vuole vivere queste cose da protagonista. </em></p>
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		</item>
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		<title>Alessandro Rosina:&#8221;Legge controesodo utile, ma occorre fare di più&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 14:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone e paesi]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Intervista a cura di Dario Andriolo</em></p>
<p>Ignorata per molto tempo, la “fuga dei talenti” è diventata un problema socio-economico, politico e culturale che minaccia il futuro del nostro Paese. Investimenti insufficienti in ricerca e sviluppo, scarsa attitudine verso l’innovazione e&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/persone-e-paesi/alessandro-rosinalegge-controesodo-utile-ma-occorre-fare-di-piu/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a cura di Dario Andriolo</em></p>
<p>Ignorata per molto tempo, la “fuga dei talenti” è diventata un problema socio-economico, politico e culturale che minaccia il futuro del nostro Paese. Investimenti insufficienti in ricerca e sviluppo, scarsa attitudine verso l’innovazione e continui ostacoli al cambiamento hanno reso il Paese poco “attrattivo” per i giovani talenti italiani e stranieri, costringendo i primi a “fare le valigie” e trasferirsi all’estero per vedersi riconosciuti merito e capacità. Di questo tema si occupa da tempo Alessandro Rosina, uno dei più attenti conoscitori dei cambiamenti sociali in atto nel nostro Paese. Professore di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica di Milano dove dirige anche il Laboratorio di statistica applicata, fa parte del Consiglio Direttivo della SIS-Società Italiana di Statistica. Scrive per vari quotidiani nazionali e riviste. Presiede l’associazione <a href="http://www.italents.org/">ITalents</a> che si occupa della promozione dei giovani talenti italiani nel mondo. Ha al suo attivo molte pubblicazioni nazionali e internazionali su temi riguardanti le nuove generazioni, la famiglia, il welfare, il rapporto trasformazioni demografiche e sviluppo. Tra i suoi libri più recenti <em>Non è un paese per giovani</em> (Marsilio, 2009, scritto con E. Ambrosi) e Goodbye Malthus. <em>Il futuro della popolazione: dalla crescita della quantità alla qualità della crescita</em> (Rubbettino, 2011, con M.L. Tanturri).</p>
<p><strong>D. Chi sono i “giovani talenti” in fuga? E perché il problema è stato ignorato per così tanti anni?</strong></p>
<p><em>Il problema della “fuga dei talenti” è diventato solo recentemente tema di dibattito pubblico sia per una questione di dati sia per la natura del fenomeno. Abbiamo infatti una carenza di informazioni su quanti sono quelli che se ne vanno e sulle caratteristiche che hanno. A tali limiti ha cercato di rispondere l’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) che però rileva solo coloro che formalizzano la loro residenza all’estero e molti espatriati non lo fanno. I dati quindi sono sottostimati ma anche le caratteristiche rilevate su chi risiede all’estero, utili per avere un profilo preciso di chi se ne va, sono molto limitate. Pur con questi limiti, quello che sappiamo è che il fenomeno è cresciuto molto ed interessa sempre più giovani con alti livelli di qualificazione. Esiste poi una questione legata alla natura del fenomeno. Se ci confrontiamo con gli altri grandi paesi l’anomalia italiana risulta soprattutto evidente nel saldo netto tra “cervelli” che se ne vanno e quanti tornano o riusciamo ad attrarne dagli altri paesi. È soprattutto sotto questa prospettiva che il problema diventa particolarmente rilevante, e ci fa capire che la questione non è tanto la “fuga” ma la mancanza di capacità di ri-attrarre.</em></p>
<p><strong>D. Un Paese che investe poco in innovazione è in grado di fermare questo esodo? </strong></p>
<p><em>La risposta è certamente no. Noi siamo uno dei paesi più avanzati che meno investono in Ricerca e sviluppo, che meno hanno puntato in una politica industriale che favorisse i settori più innovativi, quelli in cui le idee dei giovani possono diventare prodotti e servizi che creano occupazione e allargano il mercato creando opportunità e crescita. I giovani di talento vanno dove il loro valore può essere maggiormente riconosciuto e il loro capitale umano può essere maggiormente valorizzato. Se non creiamo le premesse perché ciò avvenga anche in Italia, saremo destinati a rimanere un Paese di serie B che incentiva le sue risorse migliori ad andarsene.</em></p>
<p><strong>D. Secondo lei è ancora una élite ristretta che fugge, oppure il fenomeno si sta allargando anche ai giovani in generale (meno istruiti)?</strong></p>
<p><em>Se ne va chi ha maggiore propensione a muoversi, chi vuole confrontarsi con opportunità più ampie rispetto a quelle che offre il Paese di origine, chi desidera crearsi una rete di relazioni internazionali. La consapevolezza dell’importanza di fare esperienze all’estero è maggiore tra chi ha una famiglia di origine con status sociale elevato. C’è poi chi invece se ne va per la mancanza di adeguate opportunità in Italia. Più che attratto dall’esperienza all’estero, fugge per carenza di prospettive nel luogo di nascita. Questa mancanza di prospettive in Italia sta diventando sempre più grave ed è il motivo per cui il fenomeno si sta allargando a tutte le fasce sociali. Una realtà quindi sempre più variegata, che interessa una platea sempre più vasta di giovani.</em></p>
<p><strong>D. Il problema del “ritorno in Italia” sembra non sia risolvibile solo con degli incentivi di natura economica. Cosa fare allora?</strong></p>
<p><em>Le politiche devono mirare non tanto ad impedire la “fuga”, ma ad incentivare la circolazione dei talenti. Come abbiamo detto, quello che a noi manca è la capacità di ri-attrarre. Un tentativo nella direzione giusta è la legge “Controesodo” (n. 238/2010), entrata in vigore ad inizio 2011, che prevede incentivi fiscali ai lavoratori under 40 che rientrano in Italia dopo un periodo di occupazione di almeno due anni all’estero. Il provvedimento approvato ha il pregio di essere stato disegnato in modo non tanto per frenare l’espatrio, ma incentivare congiuntamente sia la scelta di fare un’esperienza all’estero che il rientro. Si tratta di una iniziativa utile e importante che ci auguriamo abbia il maggior successo, ma di per sé non basta, per due ordini di motivi. Il primo è che non sono sufficienti gli incentivi fiscali, bisogna anche creare le condizioni perché i giovani di talento possano crescere e dare buoni frutti anche nel nostro Paese. Serve quindi un ambiente meno gerontocratico, meno nepotista, con selezione più trasparente e basata su criteri oggettivi legati al merito, ma che incentivi anche l’intraprendenza dei giovani e li renda una risorsa attiva nell’espansione dei settori più innovativi e dinamici. Il secondo motivo è che dovremmo puntare a coinvolgere anche i talenti che decidono comunque di non tornare. In un mondo sempre più globale e interconnesso si può partecipare al cambiamento culturale e alla crescita economica dell’Italia anche vivendo altrove. L’associazione ITalents (</em><a href="http://www.italents.org/"><em>www.italents.org</em></a><em><a href="http://www.italents.org/">)</a>, ad esempio, è nata con l’obiettivo di realizzare un’idea di “Italia diffusa”, fondata sulla rete e non sui confini, in grado di mettere strutturalmente e stabilmente in connessione attiva tutto il meglio che gli italiani sanno essere e fare, ovunque si trovino. </em></p>
<p><strong>D. Parafrasando una celebre frase tratta dal film <em>La meglio gioventù,</em> “chi sono oggi i dinosauri da abbattere?”</strong></p>
<p><em>I dinosauri da abbattere sono i mali storici dell’Italia che frenano il cambiamento e la crescita del Paese. Sono quelle forze economiche, sociali e politiche che pensano soprattutto a mantenere le proprie rendite di posizione. Sono coloro che per la difesa degli interessi del presente sacrificano l’investimento sul futuro. Sono i responsabili dell’enorme debito pubblico, del ricambio generazionale bloccato, i conniventi dell’evasione fiscale e del lavoro nero, i paladini del corporativismo. Sono tutti coloro che impediscono alle forze più fresche, dinamiche e innovative di trovar spazio ed emergere. È tempo di un nuovo rinascimento, ma prima serve forse una dura era glaciale che spazzi via una classe dirigente non solo vecchia e compromessa con i mali storici del passato, ma soprattutto manifestamente inadeguata a raccogliere le nuove sfide di questo secolo.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>crescita e formazione</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 13:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mi soffermo qualche volta a ricordare gli anni di scuola e di università, riflettendo su cosa mi hanno lasciato, nel tempo, che ha contribuito effettivamente alla mia crescita, avvenuta anche attraverso molti altri fattori: famiglia, relazioni sociali, lavoro. Tuttavia penso&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/editoriale/crescita-e-formazione/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi soffermo qualche volta a ricordare gli anni di scuola e di università, riflettendo su cosa mi hanno lasciato, nel tempo, che ha contribuito effettivamente alla mia crescita, avvenuta anche attraverso molti altri fattori: famiglia, relazioni sociali, lavoro. Tuttavia penso che il periodo cosiddetto “di studi” abbia lasciato elementi essenziali e duraturi che ancora partecipano efficacemente alla mia vita quotidiana, professionale, politica e affettiva.</p>
<p>Al di là della dotazione strumentale: leggere, far di conto e le loro evoluzioni nel tempo, letteratura, storia, fisica e analisi matematica; questa base “strutturale”, per così dire, si è formata gradualmente e inconsciamente, con vari pezzi del puzzle che si incastravano successivamente in una struttura sempre più complessa. Inconsciamente perché nessuno poteva conoscere il risultato e tanto meno controllarlo: dove sono finite le tabelline e come si sono collegate all’analisi funzionale e numerica? Penso ad una grande “cattedrale” di pezzi della Lego, costruita a più mani da più “bambini” incontrati nel corso della vita. Ma “consciamente” invece è avvenuta la progressiva assunzione di “valori”. Elementi fondamentali che costituivano il collante di quella cattedrale e che venivano assorbiti con coscienza nelle varie fasi della vita di studio.</p>
<p>Cominciamo alle “elementari”. Impariamo cosa è “buono” e cosa è “cattivo”: la scuola elementare è probabilmente il più selvaggio dei momenti di formazione, con “individui-bambini” grezzi e quindi fondamentalmente aggressivi che stabiliscono delle relazioni “fisiche” di dominio, di alleanza o di avversità. Il mio naso è il risultato dell’unica scazzottata mai fatta in vita mia, alle scuole elementari appunto. Buoni e cattivi sono anche gli elementi fondamentali delle storie, dei libri, delle notizie che vengono fornite.</p>
<p>Devo chiarire che queste considerazioni non hanno nessuna pretesa di oggettività: sono il risultato dei miei ricordi più o meno distanti nel tempo e delle mie riflessioni.</p>
<p>Alle “medie inferiori”, allora, ho imparato cosa può essere la cultura e qual è il suo rapporto con la società e la sua organizzazione: la storia e la geografia sopra tutto, con le prime valutazioni “politiche “ per capire perché buoni e cattivi spesso si nascondevano dietro interessi, individuali e collettivi, organizzando conquiste o difese territoriali, con popoli che scomparivano e altri che emergevano. E poi la poesia: se a qualcuno piace la poesia questo amore non può essere che cominciato qui, sollecitato dalla sensibilità di alcuni insegnanti: è qui che iniziano le letture delle poesie dei Negri d’America, di Bertolt Brecht e di <em>Avevo un fratello aviatore</em>, di Antologia di Spoon River.</p>
<p>Alle “superiori” viviamo probabilmente una grande trasformazione, passando a concentrare la nostra attenzione agli strumenti, alla loro evoluzione, a prepararci a un mestiere, possibilmente immediato alla fine di quel ciclo di studi o più “ricco” (in ogni senso nelle speranze giovanili) e rimandato a dopo l’università.</p>
<p>Ma non si può essere esenti da continuare ad assorbire valori. Personalmente ho frequentato un Istituto Tecnico Industriale, scuola oggi rimpianta da molti, dove ho imparato ad acquisire “tenacia”. Era quella necessaria, soprattutto nei primi due anni, a lavorare nelle officine e nei laboratori: come non arrendersi nei tentativi di rendere un pezzo di ferro “quasi perfetto” nei piani e negli angoli, con il solo uso della lima, avendo gli strumenti di precisione pronti a verificare i tuoi errori e a stimolare la tua tenacia. Un pezzo di ferro a trimestre, con complicazioni crescenti. Una volta mi hanno raccontato che ai tempi dei primi satelliti italiani lanciati dalla piattaforma San Marco in Kenya, un lancio era stato salvato dal fallimento con l’intervento all’ultimo momento di un tecnico italiano con una lima. Non so se è vero, ma è suggestivo.</p>
<p>All’università quindi, luogo prevalentemente strumentale e dai valori contradditori, articolati, formati e contrastanti nei profili degli studenti. Penso sia stato lì che ho capito il “sincretismo”, la capacità di conciliare elementi diversi in una cultura globale e tollerante: Chomsky che studiava i linguaggi naturali come fossero elementi di geometria, Turing fra calcolo e filosofia nei suoi “principi sui limiti della calcolabilità”, l’informazione fra teoria dei retori e computer con il filosofo Leibniz predecessore del sistema binario come linguaggio universale.</p>
<p>Quel sincretismo che tiene in piedi definitivamente la mia cattedrale Lego.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Mario Citelli</em></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><em>La foto in homepage ritrae una scena dal film The Dreamers, di B. Bertolucci, 2003 (fonte: Internet)<br />
</em></p>
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		<title>Beltel 162 &#8211; Febbraio 2012</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-162-febbraio-2012-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 10:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<h5><strong>Open Governance, una nuova coscienza critica e collettiva?</strong></h5>
<p>Open Governance e innovazione – <em>M. Citelli, M. Meloni</em></p>
<p>Il futuro della democrazia si gioca in rete – <em>V. Vitaliano</em></p>
<p>Open Data, l’esperienza piemontese – <em>S. De Capitani</em></p>
<p>Quell’irrefrenabile voglia di trasparenza – <em>V. Alvino</em>&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-162-febbraio-2012-2/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3137 alignleft" title="beltel 162 copertina" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/beltel-162-copertina.jpg" alt="" width="210" height="300" /><a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Beltel+162+-+Febbraio+2012?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Beltel 162 - Febbraio 2012">Beltel 162 - Febbraio 2012 (1.02 MB)</a></p>
<h5><strong>Open Governance, una nuova coscienza critica e collettiva?</strong></h5>
<p>Open Governance e innovazione – <em>M. Citelli, M. Meloni</em></p>
<p>Il futuro della democrazia si gioca in rete – <em>V. Vitaliano</em></p>
<p>Open Data, l’esperienza piemontese – <em>S. De Capitani</em></p>
<p>Quell’irrefrenabile voglia di trasparenza – <em>V. Alvino</em></p>
<p>Media 2012 – doppia immersione? -<em> M. Mancini</em></p>
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		<title>Open Governance e Innovazione</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 11:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dandriolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[e-government]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>
		<category><![CDATA[open government]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Innovazione” è un termine che continua ad essere molto usato, quasi fosse un mantra a cui affidare speranze e progetti di cambiamento. Peraltro, il suo eccessivo utilizzo non solo non equivale a inverarne il significato, ovvero a realizzare l’innovazione, ma&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/editoriale/open-governance-e-innovazione/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Innovazione” è un termine che continua ad essere molto usato, quasi fosse un mantra a cui affidare speranze e progetti di cambiamento. Peraltro, il suo eccessivo utilizzo non solo non equivale a inverarne il significato, ovvero a realizzare l’innovazione, ma rischia di diventare un paravento dietro il quale coprire i gravi ritardi che l’Italia ha accumulato.</p>
<p>Come è noto, il concetto di innovazione copre un’area di utilizzo assai vasta. Così abbiamo una “innovazione tecnologica”, un processo che dovrebbe portare le imprese a migliorare la loro efficienza e a generare piattaforme di prodotti e servizi che influiscano sulla attività di altre imprese, di organizzazioni e della vita di ognuno di noi. Da non confondere con “ricerca”, teorica, scientifica o applicata, che è invece il risultato delle attività di studio “dedicato e di medio lungo periodo”, nelle Università, nei laboratori privati e in quelle imprese che si possono permettere una attività di ricerca. L’innovazione segue la ricerca rispondendo a leggi di mercato e soddisfacendo quindi una domanda esplicita; il compito della ricerca, invece, è porsi obiettivi anche per realizzazioni non immediatamente utili ma da inserire in processi di medio e lungo periodo.</p>
<p>Ricerca e innovazione sono quindi, su due differenti dimensioni temporali, due blocchi fondamentali su cui costruire uno sviluppo economico fatto di “innovazione diffusa”, attraverso l’utilizzo delle piattaforme di prodotti e servizi nei diversi settori della vita produttiva e quotidiana. A ciò si legano le innovazioni nella Pubblica Amministrazione, nella Scuola, nei servizi pubblici, nel credito, nei sistemi di pagamento e così via: con diverse priorità, un diverso impatto sul sistema sociale e diverse difficoltà nella loro realizzazione.</p>
<p>Recentemente, anche per effetto dell’ultima serie di decreti adottata dal Governo Monti, si è riparlato con insistenza di trasparenza informativa della Pubblica Amministrazione: non si tratta di un processo con grandi difficoltà tecnologiche. La tecnologia per costruire una pubblica amministrazione trasparente è già disponibile. In un diverso ambito si colloca l’“open governance”, l’innovazione che riguarda i processi organizzativi, politici e culturali con cui opera la macchina pubblica e su cui è necessaria una trasformazione di ruoli e di comportamenti. Le misure approntate dal ministro Patroni Griffi vanno in questo senso, ma sarà essenziale estendere le sperimentazioni che in questi anni alcune amministrazioni hanno avviato di totale tracciabilità online dell&#8217;avanzamento delle pratiche che interessano cittadini e imprese. Liberarci dei ritardi e dalle opacità che si nascondono tra telefonate, file negli uffici e copie cartacee di pratiche burocratiche, può essere un grande volano di consenso per orientare con il paradigma dell&#8217;open government, in questi tempi di grandi difficoltà nella finanza pubblica, le necessarie risorse all&#8217;accelerazione digitale dell&#8217;Italia.</p>
<p>È proprio intorno all’open government che si deve realizzare concretamente il vero cambio di paradigma, anche culturale, che deve guidare i processi di riorganizzazione e di modernizzazione tecnologica delle amministrazioni pubbliche, e rispetto al quale le applicazioni informatiche svolgono una funzione strumentale. Il riferimento è principalmente all’ “open data”, ormai un elemento scontato delle applicazioni informatiche disponibili, spesso implementate con grande spesa nelle organizzazioni pubbliche. Anche nella Scuola esiste un gap “materiale” nella dotazione di strumenti tecnologici evoluti. Il sistema scolastico potrebbe ricevere un impatto positivo diretto e immediato attraverso l’adozione di tecnologia, anche per diminuire quel “digital cultural divide” che esclude il 40% della popolazione nel nostro Paese dall’utilizzo dei nuovi servizi su rete. Inoltre, i cambiamenti nella scuola sono pervasivi, perché contribuiscono a quella crescita individuale necessaria per adeguare le strutture di sistema all’incalzante processo di “innovazione globale”.</p>
<p>Intorno a queste declinazioni dell’innovazione, emerge il problema del costo dei cambiamenti, particolarmente acuto nell’epoca di crisi in cui ci troviamo, dove è difficile reperire le risorse pubbliche per sostenere queste trasformazioni e ci si orienta verso una riduzione e riqualificazione della spesa pubblica. Perciò è necessario innovare gli stessi sistemi di finanziamento, puntando sulle risorse private tuttora immobilizzate, che sono uno dei punti di forza del sistema-Italia. L’innovazione dovrebbe mettere in moto i meccanismi che rendano possibile un “travaso” virtuoso dei capitali privati, da considerare come investimenti per la crescita del tessuto di impresa del Paese. Torniamo allora a parlare di innovazione con riferimento al venture capital e alle possibilità di incentivazione nell’uso di capitali privati insieme a capitali pubblici per la realizzazione di iniziative che, soddisfacendo un piano di “strategic procurement”, finanzino la realizzazione di alcuni di questi cambiamenti. Lo “strategic procurement” orienta la spesa della Pubblica Amministrazione verso le priorità fondamentali, ma puntando su aziende che abbiano realizzato prodotti e servizi innovativi.</p>
<p>Con quest’ottica, la Pubblica Amministrazione può essere non solo occasione di risparmio, ma motore di crescita, in particolare in riferimento ai giovani e alla possibilità di fare impresa. È la direzione indicata nell’intervista a <em>Repubblica</em> del 6 febbraio del ministro Francesco Profumo, che ha paragonato, in termini di impatto sullo sviluppo del Paese, Internet a quello che negli anni ’50 è stata l’industria dell’automobile.</p>
<p>Sono molti i terreni “aperti” da queste considerazioni, che costituiscono un “catalogo delle idee” su cui è necessario intervenire nella nuova fase politica, sia nell’azione di governo sia nei provvedimenti parlamentari. Sia, soprattutto, nella progettazione di quanto dovrà essere fatto nei cinque anni della prossima legislatura, in modo da dare finalmente continuita&#8217; nelle politiche di questo settore. Le questioni da affrontare riguardano, dunque, l’innovazione negli strumenti finanziari, le modalità organizzative delle PA, il controllo politico verso lo strategic procurement, la cultura degli addetti e degli utenti, l’organizzazione della scuola e delle Università e i profili formativi su cui lavorano, la produzione di ricerca, il sistema delle imprese e le modalità di fornitura alla PA, ed infine la strumentazione tecnologica nella Pubblica Amministrazione.</p>
<p>L’open governance è un obiettivo che richiede un lavoro tanto impegnativo, quanto urgente per essere pienamente integrati con l’Europa: cominciamo con ordine e diamoci un programma.</p>
<p style="text-align: right;"><em>di Mario Citelli e Marco Meloni*</em></p>
<p>*<em>Responsabile Pubblica Amministrazione, Università e Ricerca della segreteria nazionale del Partito Democratico</em></p>
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		<title>Beltel 161 &#8211; Gennaio 2012</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-162-febbraio-2012/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 10:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Beltel 161 &#8211; Gennaio 2012  </strong></p>
<h5><strong>Positively Disturbing Ideas</strong></h5>
<p>I segreti dell&#8217;innovazione? oltre il genio c&#8217;è di più &#8211; <em>G. De Michelis</em></p>
<p>Quando la crisi genera un cambiamento -<em> M. Temporelli</em></p>
<p>Nel segno del Web, intervista a Tim Berners-Lee&#8230; <a href="http://www.releasemagazine.it/rivista/beltel-162-febbraio-2012/" class="read_more">Continua a leggere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3006 alignleft" style="float: left; border: 0px initial initial;" title="beltel 161 copertina" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/beltel-161-copertina.jpg" alt="" width="210" height="300" /></p>
<p><strong>Beltel 161 &#8211; Gennaio 2012  <a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Beltel+161+Gennaio+2012?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Beltel 161 Gennaio 2012">Beltel 161 Gennaio 2012 (931.95 kB)</a></strong></p>
<h5><strong>Positively Disturbing Ideas</strong></h5>
<p>I segreti dell&#8217;innovazione? oltre il genio c&#8217;è di più &#8211; <em>G. De Michelis</em></p>
<p>Quando la crisi genera un cambiamento -<em> M. Temporelli</em></p>
<p>Nel segno del Web, intervista a Tim Berners-Lee  - <em>E. Grazzini </em></p>
<p>Immagini fluide &#8211; <em>G. Peranzon</em>i</p>
<p>Steremood, la startup che trasforma le emozioni in musica &#8211; <em>D. Novaga</em></p>
<p>Innovazione: evoluzione o rivoluzione? &#8211; <em>C. Volpe</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>M2M Forum 2012</title>
		<link>http://www.releasemagazine.it/appuntamenti/m2m-forum-2012/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 10:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[2]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 3 maggio 2012; ] <table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">3 maggio 2012</td></tr></table><p>Milano, Nh Hotel Fiera Milano-Rho<span id="more-3130"></span></p>
<p><a href="http://www.m2mforum.it/"></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">3 maggio 2012</td></tr></table><p>Milano, Nh Hotel Fiera Milano-Rho<span id="more-3130"></span></p>
<p><a href="http://www.m2mforum.it/"><img class="alignnone size-full wp-image-3132" title="M2M Forum 2012" src="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/M2M2012-logo.jpg" alt="" width="155" height="155" /></a></p>
<a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Comunicato+Stampa+1?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Comunicato Stampa 1">Comunicato Stampa 1 (41.65 kB)</a>
<a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/comunicato+stampa+n.+2+?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="comunicato stampa n. 2 ">comunicato stampa n. 2  (40.46 kB)</a>
<a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Comuncato+stampa+3?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Comuncato stampa 3">Comuncato stampa 3 (135.38 kB)</a>
<a href="http://www.releasemagazine.it/wp-content/uploads/downloads/Comunicato+stampa+4+?phpMyAdmin=649c4caad0a7t6b7a813f" title="Comunicato stampa 4 ">Comunicato stampa 4  (135.3 kB)</a>
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