Sono stato a Mosca. Dopo 12 anni dall’ultima volta; c’ero stato anche nel ‘78 e nell’88. Quindi nel ’98 e ora, 2010. Trent’anni e più scanditi da “cambiamenti” straordinari: Breznev e l’agonia dell’impero sovietico, Gorbacev e la perestroika, Eltsin e l’avvio del capitalismo selvaggio. Putin e Medvedev.
“Cambiamenti” macroscopici e globali: la percezione globale appunto del cambiamento attraverso la doppia fila di auto – Audi prevalentemente, come davanti a Palazzo Grazioli – in Tverskaya Street, davanti agli stessi negozi di Milano e New York. Certo, anche la “percezione” di un diffuso benessere, legato a un diffuso consumismo, più roba da comprare e più gente da comprare.
Ma nella Piazza Rossa, o “Bella” per molti Moscoviti, c’è una vecchietta inginocchiata, vestita di nero che chiede l’elemosina; forse è lì dal tempo degli zar, c’era sia con Stalin che con Breznev. Con i loro successori più nuovi. È lì da sempre ed è sempre la stessa.
Beppe Grillo ha recentemente detto, a proposito del movimento Cinque Stelle: “noi non siamo né a destra né a sinistra, noi siamo sopra”; non è stato del tutto originale: Kwane N’Krumah, politico Ghaniano degli anni ’60, teorico dei “non allineati”, aveva detto: “noi non guardiamo né a destra né a sinistra, noi guardiamo avanti”.
A Mosca, se ci si sposta dalle grandi strade del centro, anche di poco, muovendosi trasversalmente fra i palazzi, ci si ritrova in cortili che sembrano immutabili, con le stesse facciate scrostate e la pavimentazione delle strade sconnesse, con gli stessi odori. E soprattutto con le stesse facce.
In metropolitana, sui marciapiedi di periferia nei quartieri marginali la gente sembra sempre la stessa, come quella che abbiamo visto nel film Concerto, di cui abbiamo recentemente parlato (leggi articolo). Gente che percepisce il “cambiamento” marginalmente e che forse ha più cose da vedere ma non necessariamente da comprare, e che “resiste” cercando di mantenere una giusta dignità in un mondo con sempre maggiori disponibilità ma con estreme differenze (come ci mostra il sito di gapminder).
Forse non dobbiamo guardare né a destra né a sinistra, dobbiamo guardare nei cortili.
Mario Citelli

