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crescita e formazione

Mi soffermo qualche volta a ricordare gli anni di scuola e di università, riflettendo su cosa mi hanno lasciato, nel tempo, che ha contribuito effettivamente alla mia crescita, avvenuta anche attraverso molti altri fattori: famiglia, relazioni sociali, lavoro. Tuttavia penso che il periodo cosiddetto “di studi” abbia lasciato elementi essenziali e duraturi che ancora partecipano efficacemente alla mia vita quotidiana, professionale, politica e affettiva.

Al di là della dotazione strumentale: leggere, far di conto e le loro evoluzioni nel tempo, letteratura, storia, fisica e analisi matematica; questa base “strutturale”, per così dire, si è formata gradualmente e inconsciamente, con vari pezzi del puzzle che si incastravano successivamente in una struttura sempre più complessa. Inconsciamente perché nessuno poteva conoscere il risultato e tanto meno controllarlo: dove sono finite le tabelline e come si sono collegate all’analisi funzionale e numerica? Penso ad una grande “cattedrale” di pezzi della Lego, costruita a più mani da più “bambini” incontrati nel corso della vita. Ma “consciamente” invece è avvenuta la progressiva assunzione di “valori”. Elementi fondamentali che costituivano il collante di quella cattedrale e che venivano assorbiti con coscienza nelle varie fasi della vita di studio.

Cominciamo alle “elementari”. Impariamo cosa è “buono” e cosa è “cattivo”: la scuola elementare è probabilmente il più selvaggio dei momenti di formazione, con “individui-bambini” grezzi e quindi fondamentalmente aggressivi che stabiliscono delle relazioni “fisiche” di dominio, di alleanza o di avversità. Il mio naso è il risultato dell’unica scazzottata mai fatta in vita mia, alle scuole elementari appunto. Buoni e cattivi sono anche gli elementi fondamentali delle storie, dei libri, delle notizie che vengono fornite.

Devo chiarire che queste considerazioni non hanno nessuna pretesa di oggettività: sono il risultato dei miei ricordi più o meno distanti nel tempo e delle mie riflessioni.

Alle “medie inferiori”, allora, ho imparato cosa può essere la cultura e qual è il suo rapporto con la società e la sua organizzazione: la storia e la geografia sopra tutto, con le prime valutazioni “politiche “ per capire perché buoni e cattivi spesso si nascondevano dietro interessi, individuali e collettivi, organizzando conquiste o difese territoriali, con popoli che scomparivano e altri che emergevano. E poi la poesia: se a qualcuno piace la poesia questo amore non può essere che cominciato qui, sollecitato dalla sensibilità di alcuni insegnanti: è qui che iniziano le letture delle poesie dei Negri d’America, di Bertolt Brecht e di Avevo un fratello aviatore, di Antologia di Spoon River.

Alle “superiori” viviamo probabilmente una grande trasformazione, passando a concentrare la nostra attenzione agli strumenti, alla loro evoluzione, a prepararci a un mestiere, possibilmente immediato alla fine di quel ciclo di studi o più “ricco” (in ogni senso nelle speranze giovanili) e rimandato a dopo l’università.

Ma non si può essere esenti da continuare ad assorbire valori. Personalmente ho frequentato un Istituto Tecnico Industriale, scuola oggi rimpianta da molti, dove ho imparato ad acquisire “tenacia”. Era quella necessaria, soprattutto nei primi due anni, a lavorare nelle officine e nei laboratori: come non arrendersi nei tentativi di rendere un pezzo di ferro “quasi perfetto” nei piani e negli angoli, con il solo uso della lima, avendo gli strumenti di precisione pronti a verificare i tuoi errori e a stimolare la tua tenacia. Un pezzo di ferro a trimestre, con complicazioni crescenti. Una volta mi hanno raccontato che ai tempi dei primi satelliti italiani lanciati dalla piattaforma San Marco in Kenya, un lancio era stato salvato dal fallimento con l’intervento all’ultimo momento di un tecnico italiano con una lima. Non so se è vero, ma è suggestivo.

All’università quindi, luogo prevalentemente strumentale e dai valori contradditori, articolati, formati e contrastanti nei profili degli studenti. Penso sia stato lì che ho capito il “sincretismo”, la capacità di conciliare elementi diversi in una cultura globale e tollerante: Chomsky che studiava i linguaggi naturali come fossero elementi di geometria, Turing fra calcolo e filosofia nei suoi “principi sui limiti della calcolabilità”, l’informazione fra teoria dei retori e computer con il filosofo Leibniz predecessore del sistema binario come linguaggio universale.

Quel sincretismo che tiene in piedi definitivamente la mia cattedrale Lego.

Mario Citelli

La foto in homepage ritrae una scena dal film The Dreamers, di B. Bertolucci, 2003 (fonte: Internet)

Open Governance e Innovazione

“Innovazione” è un termine che continua ad essere molto usato, quasi fosse un mantra a cui affidare speranze e progetti di cambiamento. Peraltro, il suo eccessivo utilizzo non solo non equivale a inverarne il significato, ovvero a realizzare l’innovazione, ma rischia di diventare un paravento dietro il quale coprire i gravi ritardi che l’Italia ha accumulato.

Come è noto, il concetto di innovazione copre un’area di utilizzo assai vasta. Così abbiamo una “innovazione tecnologica”, un processo che dovrebbe portare le imprese a migliorare la loro efficienza e a generare piattaforme di prodotti e servizi che influiscano sulla attività di altre imprese, di organizzazioni e della vita di ognuno di noi. Da non confondere con “ricerca”, teorica, scientifica o applicata, che è invece il risultato delle attività di studio “dedicato e di medio lungo periodo”, nelle Università, nei laboratori privati e in quelle imprese che si possono permettere una attività di ricerca. L’innovazione segue la ricerca rispondendo a leggi di mercato e soddisfacendo quindi una domanda esplicita; il compito della ricerca, invece, è porsi obiettivi anche per realizzazioni non immediatamente utili ma da inserire in processi di medio e lungo periodo.

Ricerca e innovazione sono quindi, su due differenti dimensioni temporali, due blocchi fondamentali su cui costruire uno sviluppo economico fatto di “innovazione diffusa”, attraverso l’utilizzo delle piattaforme di prodotti e servizi nei diversi settori della vita produttiva e quotidiana. A ciò si legano le innovazioni nella Pubblica Amministrazione, nella Scuola, nei servizi pubblici, nel credito, nei sistemi di pagamento e così via: con diverse priorità, un diverso impatto sul sistema sociale e diverse difficoltà nella loro realizzazione.

Recentemente, anche per effetto dell’ultima serie di decreti adottata dal Governo Monti, si è riparlato con insistenza di trasparenza informativa della Pubblica Amministrazione: non si tratta di un processo con grandi difficoltà tecnologiche. La tecnologia per costruire una pubblica amministrazione trasparente è già disponibile. In un diverso ambito si colloca l’“open governance”, l’innovazione che riguarda i processi organizzativi, politici e culturali con cui opera la macchina pubblica e su cui è necessaria una trasformazione di ruoli e di comportamenti. Le misure approntate dal ministro Patroni Griffi vanno in questo senso, ma sarà essenziale estendere le sperimentazioni che in questi anni alcune amministrazioni hanno avviato di totale tracciabilità online dell’avanzamento delle pratiche che interessano cittadini e imprese. Liberarci dei ritardi e dalle opacità che si nascondono tra telefonate, file negli uffici e copie cartacee di pratiche burocratiche, può essere un grande volano di consenso per orientare con il paradigma dell’open government, in questi tempi di grandi difficoltà nella finanza pubblica, le necessarie risorse all’accelerazione digitale dell’Italia.

È proprio intorno all’open government che si deve realizzare concretamente il vero cambio di paradigma, anche culturale, che deve guidare i processi di riorganizzazione e di modernizzazione tecnologica delle amministrazioni pubbliche, e rispetto al quale le applicazioni informatiche svolgono una funzione strumentale. Il riferimento è principalmente all’ “open data”, ormai un elemento scontato delle applicazioni informatiche disponibili, spesso implementate con grande spesa nelle organizzazioni pubbliche. Anche nella Scuola esiste un gap “materiale” nella dotazione di strumenti tecnologici evoluti. Il sistema scolastico potrebbe ricevere un impatto positivo diretto e immediato attraverso l’adozione di tecnologia, anche per diminuire quel “digital cultural divide” che esclude il 40% della popolazione nel nostro Paese dall’utilizzo dei nuovi servizi su rete. Inoltre, i cambiamenti nella scuola sono pervasivi, perché contribuiscono a quella crescita individuale necessaria per adeguare le strutture di sistema all’incalzante processo di “innovazione globale”.

Intorno a queste declinazioni dell’innovazione, emerge il problema del costo dei cambiamenti, particolarmente acuto nell’epoca di crisi in cui ci troviamo, dove è difficile reperire le risorse pubbliche per sostenere queste trasformazioni e ci si orienta verso una riduzione e riqualificazione della spesa pubblica. Perciò è necessario innovare gli stessi sistemi di finanziamento, puntando sulle risorse private tuttora immobilizzate, che sono uno dei punti di forza del sistema-Italia. L’innovazione dovrebbe mettere in moto i meccanismi che rendano possibile un “travaso” virtuoso dei capitali privati, da considerare come investimenti per la crescita del tessuto di impresa del Paese. Torniamo allora a parlare di innovazione con riferimento al venture capital e alle possibilità di incentivazione nell’uso di capitali privati insieme a capitali pubblici per la realizzazione di iniziative che, soddisfacendo un piano di “strategic procurement”, finanzino la realizzazione di alcuni di questi cambiamenti. Lo “strategic procurement” orienta la spesa della Pubblica Amministrazione verso le priorità fondamentali, ma puntando su aziende che abbiano realizzato prodotti e servizi innovativi.

Con quest’ottica, la Pubblica Amministrazione può essere non solo occasione di risparmio, ma motore di crescita, in particolare in riferimento ai giovani e alla possibilità di fare impresa. È la direzione indicata nell’intervista a Repubblica del 6 febbraio del ministro Francesco Profumo, che ha paragonato, in termini di impatto sullo sviluppo del Paese, Internet a quello che negli anni ’50 è stata l’industria dell’automobile.

Sono molti i terreni “aperti” da queste considerazioni, che costituiscono un “catalogo delle idee” su cui è necessario intervenire nella nuova fase politica, sia nell’azione di governo sia nei provvedimenti parlamentari. Sia, soprattutto, nella progettazione di quanto dovrà essere fatto nei cinque anni della prossima legislatura, in modo da dare finalmente continuita’ nelle politiche di questo settore. Le questioni da affrontare riguardano, dunque, l’innovazione negli strumenti finanziari, le modalità organizzative delle PA, il controllo politico verso lo strategic procurement, la cultura degli addetti e degli utenti, l’organizzazione della scuola e delle Università e i profili formativi su cui lavorano, la produzione di ricerca, il sistema delle imprese e le modalità di fornitura alla PA, ed infine la strumentazione tecnologica nella Pubblica Amministrazione.

L’open governance è un obiettivo che richiede un lavoro tanto impegnativo, quanto urgente per essere pienamente integrati con l’Europa: cominciamo con ordine e diamoci un programma.

di Mario Citelli e Marco Meloni*

*Responsabile Pubblica Amministrazione, Università e Ricerca della segreteria nazionale del Partito Democratico

Il futuro delle Imprese con i Cloud Services

1 febbraio 2012
10:00a13:00

Milano, Circolo della Stampa, Corso Venezia 48 Continua a leggere…

Finanza, Tecnologia, Innovazione Reti, Servizi e regole per lo sviluppo

27 ottobre 2011
16:30a18:30

Milano, Circolo della Stampa, Corso Venezia 48 Continua a leggere…

Buone Vacanze

La redazione di Beltel ti augura buone vacanze.

Ci ritroviamo a settembre con nuovi appuntamenti.

Se vuoi ricevere inviti e segnalazioni sugli eventi che organizziamo o partecipiamo come media partner invia una mail e all’indirizzo beltel@beltelonline.com ti inserirero nella ns mailing list.

Il numero di questo mese è free lo puoi scaricare nella sezione rivista.

innovazione & cambiamento: tour 2011

Dopo il successo dello scorso anno ritorna il ciclo di incontri organizzati da BELTEL e Telecom Italia per discutere di innovazione e cambiamento.

Una serie di eventi che si terranno in diverse città d’Italia e che costituisce la novità di quest’anno.

Il primo dei quattro eventi si è svolto il 25 maggio presso il Telecom Italia Future Centre situato in Campo San Salvador, a due passi dal Ponte di Rialto, nel cuore di Venezia. Tema dell’incontro lo Sviluppo dei Servizi di Rete, componente fondamentale della crescita di un Paese. Come finanziare l’innovazione e far emergere nuove imprese? Come crescere attraverso uno scouting tecnologico efficace?

Il secondo si svolgerà il prossimo 23 giugno a Torino presso la Villa Sassi. Il tema dell’incontro è Tecnologie ICT, nuovi servizi e Piccole e Medie Imprese – Il panorama innovativo delle proposte del mercato per le aziende italiane alla base dello sviluppo del Paese Cloud computing, servizi di sicurezza, gestione applicativa remota, integrazione apparati fissi e mobili, smartphone e apps.

Innovazione o Cambiamento: due interpretazioni che identificano la necessità di crescita che coinvolge tutti i Paesi e tutti i sistemi socioeconomici, cercando di coniugare necessità finanziarie e sostenibilità.

Imprese sane in un mondo sano, ricordando le pressanti necessità delle aziende nel mercato globale senza però dimenticare le esigenze di equilibrio sociale: la crisi finanziaria impone scelte drastiche che sembrano mettere in contrapposizione welfare e imprese. Occorre cercare nuovi equilibri.

Ricco di contenuti, l’evento prevede la partecipazione di speaker di alto livello, rappresentanti del mondo accademico e delle imprese, istituzioni e player del settore ICT (vedi programma e lista relatori). Coordina l’incontro Mario Citelli. Alla fine dei lavori seguirà un rinfresco.

La partecipazione è gratuita previa registrazione inviando una email a beltel@beltelonline.com oppure iscrivendosi all’evento sulla pagina di facebook http://www.facebook.com/?ref=home#!/event.php?eid=146108875458872 o contattando la segreteria organizzativa allo 02.58325500.

Redazione

(immagine tratta dall'ultimo evento)


Cambiamento e resistenza

Sono stato a Mosca. Dopo 12 anni dall’ultima volta; c’ero stato anche nel ‘78 e nell’88. Quindi nel ’98 e ora, 2010. Trent’anni e più scanditi da “cambiamenti” straordinari: Breznev e l’agonia dell’impero sovietico, Gorbacev e la perestroika, Eltsin e l’avvio del capitalismo selvaggio. Putin e Medvedev.

“Cambiamenti” macroscopici e globali: la percezione globale appunto del cambiamento attraverso la doppia fila di auto – Audi prevalentemente, come davanti a Palazzo Grazioli – in Tverskaya Street, davanti agli stessi negozi di Milano e New York. Certo, anche la “percezione” di un diffuso benessere, legato a un diffuso consumismo, più roba da comprare e più gente da comprare.

Ma nella Piazza Rossa, o “Bella” per molti Moscoviti, c’è una vecchietta inginocchiata, vestita di nero che chiede l’elemosina; forse è lì dal tempo degli zar, c’era sia con Stalin che con Breznev. Con i loro successori più nuovi. È lì da sempre ed è sempre la stessa.

Beppe Grillo ha recentemente detto, a proposito del movimento Cinque Stelle: “noi non siamo né a destra né a sinistra, noi siamo sopra”; non è stato del tutto originale: Kwane N’Krumah, politico Ghaniano degli anni ’60, teorico dei “non allineati”, aveva detto: “noi non guardiamo né a destra né a sinistra, noi guardiamo avanti”.

A Mosca, se ci si sposta dalle grandi strade del centro, anche di poco, muovendosi trasversalmente fra i palazzi, ci si ritrova in cortili che sembrano immutabili, con le stesse facciate scrostate e la pavimentazione delle strade sconnesse, con gli stessi odori. E soprattutto con le stesse facce.

In metropolitana, sui marciapiedi di periferia nei quartieri marginali la gente sembra sempre la stessa, come quella che abbiamo visto nel film Concerto, di cui abbiamo recentemente parlato (leggi articolo). Gente che percepisce il “cambiamento” marginalmente e che forse ha più cose da vedere ma non necessariamente da comprare, e che “resiste” cercando di mantenere una giusta dignità in un mondo con sempre maggiori disponibilità ma con estreme differenze (come ci mostra il sito di gapminder).

Forse non dobbiamo guardare né a destra né a sinistra, dobbiamo guardare nei cortili.

Mario Citelli

release magazine

Release: rilascio, liberazione; ma anche “nuova versione”, una release2.0 della nostra vita.

Una vita che va cambiata, a partire dalle nostre teste, troppo spesso legate al passato e inevitabilmente condizionate dalla sensazione di declino che attraversa il nostro vecchio Paese.

 Per noi, redazione di Beltel, è un riprovarci: releasemagazine è uscita su carta con due numeri nel 2007. Un progetto ambizioso nei contenuti e nella forma. Una Rivista dedicata al rapporto fra cambiamento, innovazione, tecnologia e Società, nella speranza di sollecitare apertura mentale e visione sui diversi possibili aspetti di una organizzazione sociale in bilico fra declino e sviluppo.

Ma buon formato, buona grafica e buoni articoli, in inglese e italiano, su carta e distribuiti per posta, non hanno retto ai costi!

 Riparte ora come magazine elettronico e blog; stesso obiettivi, attenzione aggiornata agli stessi temi, con il tentativo di dipanare il declino&sviluppo in chiave “geo-tecno-politica”, superando le banalità globali e cercando le differenze che uniscono, in un mondo che costruisce nuovi confini, sempre più soggettivi e individuali, mentre prova a superare quelli solo geografici. Per capirci: sì all’immigrazione, ai diversi che ci aiuteranno a modificare e a modificarci con maggior energia; sì alla tecnologia buona, ma attenti ai pericoli di protesi che estendono le nostre funzionalità ma anche la nostra fragilità; sì alla cultura dell’immaginazione che apre menti e spiriti rendendoci più sensibili al cambiare.

 Comunicheremo con voi facendo un esteso utilizzo di immagini e contenuti multimediali. Le immagini come strumento e messaggio insieme, per ispirare riflessioni e valutazioni da approfondire negli articoli e nel blog. Apriamo la gallery in Home page, con la prima fotografia in alto a sinistra; sarà questa l’immagine sempre legata all’editoriale: in questo caso si tratta della foto di un vecchio stabilimento in periferia di Milano a Lambrate.

Lì negli anni ‘50 si faceva la Lambretta: un prodotto, un nome, un luogo che ha caratterizzato il più intenso periodo di crescita, cambiamento e innovazione che il nostro Paese abbia mai avuto.

L’immagine mostra uno stabilimento cadente, in rovina, ma ancora bellissimo e pronto a essere simbolo di ripartenza.

 Un banner nella testata, sempre in Home page, vi presenterà di volta in volta un’occasione di “ispirazione”, per una discussione e analisi da fare sulle pagine della rivista e nel blog. Per iniziare abbiamo scelto Il Concerto, il nuovo film del regista rumeno Radu Mihaileanu, lo stesso del capolavoro Train de Vie. Con un link a YouTube vi proponiamo uno spezzone del film che ci ha emozionato moltissimo, presentandoci uno spaccato diverso su Russia, russi e post-comunismo.

 Vorremmo essere capaci di proporvi un linguaggio fresco e immediato, per raccogliere le vostre sensazioni e aprire riflessioni: per preparare insieme una grande prova d’orchestra.