Cultura. Società, economia e sviluppo

La questione “con la cultura si mangia?” posta con brutalità e ignoranza da alcuni esponenti del famigerato “secondo ventennio”, in realtà apre considerazioni complesse interessanti anche al di là della valorizzazione, economica appunto, del nostro patrimonio culturale.

È indubbio che tutta la filiera “turismo”, ambiente, città, beni culturali, eventi, cibo e vino, deve essere sviluppata perché rappresenta un valore enorme per il nostro paese e non solo, in termini di ricchezza e posti di lavoro. Altrettanto chiaro è il valore dell’insieme dei beni culturali che rappresenta un asset di grande attrattività internazionale: è “integrazione culturale” anche un certo modo di trattare i viaggi, il trekking e il mangiare, in un positivo momento “slow” che i turisti di tutto il mondo amano.

Ma la cultura e il suo rapporto con lo sviluppo economico può essere affrontato anche da un altro punto di vista: quello della cultura necessaria per definire modelli di crescita politicamente coerenti, equi, sostenibili ed efficaci; cultura che sembra mancare nei dibattiti attuali, tecnocratici e manichei, su TAV e NO-TAV, Articolo 18, spread e diplomazia europea.

Quale modello di sviluppo vogliamo praticare?

L’affrontare l’abbassamento dello spread attraverso pesanti manovre di austerità e rigore ci avvicina ad un modello “tranquillo” per la sopravvivenza dell’Europa, attraverso la sopravvivenza delle banche e dei sistemi finanziari attuali, ma quanto migliora il livello di equità sociale e di conseguenza quanto diminuisce le tensioni sociali già fortemente a rischio di rottura? Condanniamo sicuramente gli stupidi e violenti nella battaglia NO-TAV, ma le loro fesserie raccolgono e nascondono un significativo malcontento, riflesso anche di una valutazione di progetti di integrazione europea tardivi, mal progettati e forse non utili.

Il “Corridoio 5” non deve essere una bandiera di competitività nello spazio fra le nazioni europee, con la ferrovia che può passare sotto o sopra le Alpi a secondo dei punti di vista “locali”; ottimizzare i trasporti è uno degli elementi del modello di sviluppo che, se vincente, porterà valore a tutta Europa. Abbiamo già drammaticamente visto come le difficoltà economiche dei nostri vicini, Grecia per esempio, siano facilmente “contagiose”; occorre chiedersi che fine farà a questo punto, il “Corridoio 8”, dalla Puglia verso Est.

Far crescere la cultura

Dunque serve cultura: per progettare il nostro futuro e pensare senza pregiudizi a dove vogliamo arrivare; l’apparente risanamento italiano degli ultimi mesi non ha evitato la chiusura di un grande numero di imprese commerciali e industriali, la corrispondente perdita di posti di lavoro e lo schiacciamento del nostro sistema in una palude statica di cui nessuno che dirige e governa questo paese sembra essersi accorto.

Far crescere la cultura sulla definizione dei possibili sviluppi non significa solo (e troppo) dibattere su riferimenti intellettuali confrontando Marx e Keynes con i campioni del liberismo apparente; significa individuare come produrre e distribuire ricchezza in un sistema di valori nuovo, provando a sostituire la piramide della ricchezza con la collina della felicità.

Mario Citelli